Entra nel vivo la beatificazione di don Bessi, parroco di Iolo

E’ stato nominato il Tribunale per la causa di canonizzazione. Festa con le suore domenicane di Santa Maria del Rosario

PRATO. Il cammino di don Didaco Bessi verso la beatificazione entra nel vivo. Lunedì 23 settembre in Duomo si è aperta la prima sessione dell’inchiesta diocesana sulla vita, le virtù e la fama di santità del Servo di Dio don Bessi nato e vissuto a Iolo, fondatore della comunità delle domenicane di Santa Maria del Rosario. Una volta, poi, che sarà conclusa la prima fase del processo, ci sarà da attendere dalla Congregazione per le cause dei santi il decreto in cui si dichiara la pratica delle virtù cristiane in modo eroico. A quel punto si passerà al grandino superiore ovvero don Bessi sarà venerabile.

In attesa del miracolo che porterà il sacerdote a diventare beato e con un successivo miracolo alla canonizzazione. Nella Cattedrale c’erano le consorelle della congregazione, autorità, i pronipoti di don Didaco e tanti fedeli per il rito, presieduto dal vescovo Franco Agostinelli. «Celebrare la santità non è demodé, anzi la santità è qualcosa di molto attuale. Tutti sono chiamati a raggiungerla, è un riferimento importante per tutti noi, ma ha bisogno di esempi ha spiegato monsignor Agostinelli nell’omelia - I santi sono come delle frecce segnaletiche che ci indicano il cammino giusto da percorrere».

E, in particolare, riferendosi al parroco di Iolo vissuto oltre 150 anni fa, il vescovo ha detto: «È figlio della nostra Chiesa, di un nostro paese. Ha vissuto in maniera straordinaria l’ordinarietà della sua vita. Ha sposato la causa del suo tempo, della sua gente, rispondendo ai bisogni del suo popolo». E’ stato, quindi presentato il Tribunale che ascolterà le testimonianze, presieduto dal canonico Daniele Scaccini in qualità di giudice delegato, don Gianni Gualtieri come promotore di giustizia e suor Marinella Bini come notaio. Con la lettura del Supplex Libellus il postulatore della causa di beatificazione, il domenicano fra’ Francesco Maria Ricci, ha delineato la vita e le opere di don Bessi, precedendo la lettura del Nihil Obstat della Santa Sede e del decreto di introduzione della Causa e di costituzione del tribunale redatto da monsignor Agostinelli, lette al popolo dal notaio ad casum don Giancarlo Innocenti.

«Don Didaco con il suo esempio ci ricorda ogni giorno che dobbiamo rendere la nostra chiesa più bella e più santa – ha detto madre Paola Collotto, superiora delle domenicane di Iolo – la sua umiltà, la sua mitezza, la sua dolcezza sono i tratti fondamentali di questa figura tanto amata, una figura straordinaria nella sua semplicità». Adesso il Tribunale nominato inizierà ad ascoltare le testimonianze per dimostrare le virtù eroiche del Servo di Dio, continuando il lungo iter verso la beatificazione. «Abbiamo iniziato questo itinerario nel 2008 con l’allora vescovo Simoni – racconta il postulatore della Causa, fra’Francesco Maria Ricci – e questa è una tappa importante perché da ora si comincerà ad ascoltare circa cinquanta testimoni che racconteranno come la vita, gli esempi e le opere di don Didaco non sono state dimenticate"". Per ora non possiamo parlare di un vero e proprio miracolo che rimandi alla figura di don Didaco – ammette fra’ Francesco, riferendosi all’elemento essenziale secondo il diritto canonico per poter rendere beato un Servo di Dio – ci sono molte grazie, non solo in Italia ma anche in altri paesi del mondo, ma attendiamo ancora un miracolo».

Don Didaco Bessi era nato a Iolo il 2 febbraio 1856 e una volta presbitero partì con il suo apostolato nella parrocchia di Iolo, dove iniziò la formazione della Comunità delle Domenicane di Santa Maria del Rosario, chiamate così per la sua grande devozione alla Madonna. La prima casa, l’Istituto delle suore di Carità della beatissima Vergine del Rosario, viene inaugurata l’8 settembre del 1895; da quel momento, la comunità si è allargata e adesso, oltre all’Italia è presente anche in Ecuador, Filippine, India, Polonia, Romania e Indonesia.