Arrestati ispettore Asl e tre professionisti

Sono accusati di corruzione e di rilascio di falsi certificati per la sicurezza sui luoghi di lavoro

Associazione per delinquere, truffa, falsità ideologica , corruzione per atti contrari ai doveri di ufficio, concussione, peculato, rivelazione e utilizzazione di segreti di ufficio, falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale. Sono questi i reati alla base dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal giudice per le Indagini preliminari del Tribunale di Prato a seguito della richiesta avanzata dal Procuratore Capo della Repubblica Piero Tony e dal pubblico ministero, eseguita oggi dai finanzieri del Comando Provinciale di Prato che hanno proceduto all’arresto di un ispettore in servizio al Dipartimento della Prevenzione dell’Asl 4 di Prato, Maurizio Pisani 58 anni, e tre tecnici specializzati nel rilascio di attestati  in materia di sicurezza sul lavoro.
L’attività investigativa, avviata nel novembre del 2011 dal Nucleo di Polizia Tributaria e condotta anche attraverso indagini di natura tecnica ha consentito di far luce su un consolidato meccanismo illecito “costruito” sugli obblighi previsti in tema di sicurezza sul lavoro dal D.Lgs 81/2008 ed ,in particolare ,sul rilascio degli attestasti di Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP), di primo soccorso ed antincendio.   
Principali obiettivi del sodalizio criminale erano quasi esclusivamente  imprenditori di nazionalità cinese ,operanti nel settore tessile, ai quali veniva  rappresentata l’esigenza ,in realtà inesistente , di rinnovare le attestazioni relative alla frequentazione di corsi in materia di sicurezza ovvero di potersi regolarizzare ,con il conseguimento di una certificazione, che era comunque falsa , senza la frequentazione dei corsi stessi.  

Il cardine dell’attività illegale era proprio l’Ispettore dell’ASL il quale, nella quasi totalità dei casi, mettendo a disposizione del sodalizio le conoscenze del suo ufficio, garantiva allo stesso il reperimento di obiettivi da taglieggiare.
Per tale attività il pubblico funzionario percepiva compensi in denaro che gli venivano consegnati in contanti dai complici dopo che gli stessi avevano incassato dalle ditte vessate i corrispettivi relativi ai falsi certificati , creati e successivamente venduti.
Più nel dettaglio le indagini hanno consentito di accertare sostanzialmente tre principali modalità attraverso le quali veniva realizzata l’attività illecita.
Nel primo caso l’ispettore effettuava  autonomamente ispezioni e controlli presso le ditte,  senza formale  incarico dell’Ufficio di appartenenza. Nell’occasione lo stesso non verbalizzava le irregolarità riscontate , omettendo l’inoltro di notizie di reato all’autorità giudiziaria,provvedeva così ad informare i  complici affinché essi avviassero i contatti con l’azienda controllata per il successivo rilascio degli attestati.  
Nel secondo  caso l’ispettore, nello svolgimento delle sue funzioni istituzionali, in materia di controllo della sicurezza sul lavoro, effettuava  ispezioni e controlli presso le ditte presenti sul territorio della provincia. Nel momento in cui venivano verbalizzate le irregolarità rilevate, provvedeva a comunicare le generalità e gli indirizzi ai sodali. Questi si presentavano immediatamente presso la ditta segnalata, in qualità di consulenti, e proponevano alla ditta verbalizzata la frequentazione di corsi che avrebbero per il futuro messo  in condizione l’impresa di essere in regola.
Nel terzo caso la ricerca degli obiettivi veniva effettuata dagli altri membri del sodalizio i quali, quotidianamente presenti nel distretto pratese ,  spacciandosi in qualche caso come pubblici ufficiali, indicavano all’Ispettore l’ASL le ditte inadempienti. Questi , dopo essere intervenuto, poneva in essere  il comportamento illecito di cui al primo caso.
Nel contesto delle indagini sono emerse altre responsabilità di natura penale ascrivibili ad ulteriori  6 (sei) soggetti, due dei quali imprenditori di etnia cinese.  Agli stessi sono state notificate informazione di garanzia e contestati una serie di reati collegati a quelli principali per aver, in qualche caso, fornito collaborazione affinché si realizzasse il disegno criminale architettato dagli arrestati e per essersi adoperati, a fronte di compensi in denaro, per favorire il conseguimento della patente di fuochista ad un cittadino di nazionalità cinese.
Sono attualmente in corso 26 perquisizioni in tutta la Toscana che vedono impegnati 120 finanzieri del Comando Provinciale di Prato per l’accertamento di altre irregolarità riscontrate nel corso delle indagini, tuttora in corso, e vagliare le posizioni di altri soggetti coinvolti.