Da Prato verso la Cina ogni giorno parte un milione di euro

Un militare della Guardia di Finanza al termine di un controllo in un Money transfer

Confiscati beni a un imprenditore cinese per 1,8 milioni di euro | Maxi indagine, del denaro non è rimastio che un rivolo

 PRATO. Inchieste a ripetizione, sequestri a ripetizione, ma il flusso di denaro dall'Italia verso la Cina e in particolare da Prato verso il Paese di mezzo non si ferma. Davanti a nulla. E gli ultimi dati relativi agli invii effettuati con i money transfer lo confermano. L'osservatorio è di quelli privilegiati: si tratta di un'indagine targata Moneygram, leader mondiale nei servizi di trasferimento di denaro, presentata pochi giorni or sono a Milano.  L'occasione scelta è quella della visita di una delegazione di Bank of China in Lombardia (due sportelli aperti a Milano, il secondo ultimamente, dove è presente la seconda più numerosa - rispetto al totale degli abitanti - comunità cinese, la prima è Prato). Numeri impressionanti: secondo Moneygram nel 2010 i cinesi-italiani avrebbe spedito a casa un miliardo e 700 milioni di euro, 400 milioni in più rispetto all'anno precedente. La parte del leone, manco a dirlo, la farebbe il cosiddetto distretto parallelo pratese, cioè quello delle confezioni insediate nella Chinatowm e nel Macrolotto di Iolo - circa 30mila presenze, con 4 mila imprese intestate a cinesi, secondo la ricerca, e 40mila partite iva - che, secondo dati della Banca d'Italia, assordirebbe da solo il 25% del totale delle rimesse pari a un milione e mezzo di dollari (un milione e 50mila euro) spediti ogni santo giorno in madrepatria. Conti che tornano quasi alla perfezione con le acquisizioni compiute dalle indagini della Guardia di Finanza e del sostituto procuratore Pietro Suchan della Direzione distrettuale antimafia di Firenze che sulle rimesse "grigie" di Prato e della Toscana lavorano da un anno. Il primo maxi blitz, nel giugno dell'anno scorso, portò su tutto il territorio nazionale all'arresto di 24 persone per l'accusa di riciclaggio, al sequstro di 73 aziende, 181 immobili, 300 conti correnti. Era l'inizio col botto dell'inchiesta "Cian Li", appunto il "Fiume di denaro", che proseguì in ottobre con la chiusura di quattro money transfer, due Prato, due nella cintura, e la scoperta che, nonostante controli serrati, il flusso era continuato imperterrito: le Fiamme Gialle infatti rintracciarono versamenti per 125 milioni di euro in quattro mesi (quattrocento milioni l'anno, appunto poco più di un milione di euro al giorno) non più utilizzando il canale dei Money2Money "seccato" dall'inchiesta, ma attraverso l'invio frazionato (piccole tranche inferiori ai 20mila euro) dagli sportelli di un altro colosso, la Coinstar. Ed è del mese scorso l'ultimo blitz - continuazione della "Cian li" in "Cian ba", "diga sul fiume" - che ha portato al sequestro di altre 70 aziede, 25 a Prato, 76 immobili, 183 autovetture, 396 conti correnti e alla scoperta dell'ammontare complessivo del giro: dal 2006 al 2010 sono partiti dall'Italia diretti in Cina 5 miliardi e 132 milioni. Non risparmi - è la convinzione degli inquirenti - ma pagamenti di commesse consistenti "tax free".