Lavoratrice in maternità lo stipendio non arriva Denunciata un'azienda

Donne al lavoro in un’azienda tessile

«Il titolare non ha gradito i miei tre mesi di congedo» La Cgil ha segnalato il caso all'Ispettorato del lavoro

PRATO. Senza stipendio da due mesi e senza tredicesima. La colpa? Essere in maternità. L'aggravante? Aver deciso di stare a casa tre mesi per congedo parentale oltre al periodo obbligatorio finito a Natale. E' la storia di una 36enne pratese, al suo secondo figlio, da 20 anni nel tessile come addetta al taglio, una figura qualificata molto richiesta. La neo mamma lavora dal 2005 nell'azienda di moda Flavio Castellani. L'azienda non le ha pagato lo stipendio di novembre e di dicembre, compresa la tredicesima. Non si tratta di crisi perchè il lavoro, stando a quanto racconta la stessa dipendente, non manca. Giovedì, dunque, grazie alla consulenza dell'ufficio vertenze della Cgil, è scattata la denuncia all'ispettorato del lavoro, ma secondo la denunciante è stato solo la punta di un iceberg perchè l'idillio tra datore di lavoro e dipendente si è rotto nel febbraio del 2009 quando la donna è andata in maternità anticipata per una minaccia di aborto. «In quell'occasione sono stata convocata dallo stesso Castellani e quando gli ho comunicato che ero incinta e per motivi di salute dovevo andare in maternità anticipata, ha alzato la voce e l'ha presa male. Ho iniziato ad aver problemi con lo stipendio. Il 24 giugno ho inviato una lettera di sollecito per la mensilità di maggio che poco dopo sono riuscita a riscuotere. Poi ci sono stati altri ritardi, ma sempre andati a buon fine. Il 25 settembre è nata mia figlia. Il 25 dicembre mi è scaduta la maternità obbligatoria. Poco prima Castellani mi ha convocato nuovamente per farmi sapere che in azienda c'era bisogno e che dovevo tornare a lavoro. Gli ho risposto che avevo intenzione di prendere tre mesi dei sei previsti per legge di congedo parentale. Ne ho bisogno per svezzare la bambina. E' andato su tutte le furie e mi ha fatto intendere che il ritorno al lavoro non sarebbe stato rose e fiori». A questo clima si deve aggiungere la mancanza sul conto bancario della donna dello stipendio di novembre e di dicembre e della tredicesima. In tutto circa 3.000 euro. I solleciti sono caduti nel vuoto. La misura era colma e così, il 7 gennaio, la donna si è rivolta all'ufficio vertenze della Cgil. «Più volte ho chiesto di parlare con il signor Castellani - spiega Giovanni Piras della Cgil - ma non è mai stato possibile. Alla fine sono riuscito a contattare una delle responsabili che mi ha chiesto un paio di giorni di tempo per fare il punto della situazione. Quando giovedì ho richiamato si è fatta negare due volte e allora abbiamo presentato denuncia all'ispettorato del lavoro. Quest'anno abbiamo trattato una quindicina di casi di donne in maternità alle presenze con la mancanza di stipendio, ma nella maggior parte dei casi la causa era la crisi economica. Cosa che non vale per Castellani, un'azienda che lavora».  L'azienda, e in particolare le responsabile, ha negato di essersi sottratta alle telefonate della Cgil e dichiara di aver regolarizzato la posizione della signora poco dopo il rientro dalle ferie natalizie, il 10 gennaio. Certo, comunque sia andata, sarà difficile riuscire a tornare in azienda in questo clima. «Io lo spero - conclude l'operaia - perché ho bisogno di lavorare».