La grinta di Martina Batini «Non sottovalutate il bronzo»

La gioia per la prima medaglia olimpica della forte fiorettista pisana condita da un pizzico di polemica: «Qualcuno lo considera un oro perso...» 

Andrea Chiavacci

PISA. Le urla di Martina Batini dopo ogni assalto vincente rimbombano nel vuoto del palazzetto dello sport di Tokyo. Sono urla di gioia per la prima medaglia olimpica della pisana che conquista il bronzo nel fioretto a squadre insieme alla senese Alice Volpi, alla capitana Arianna Errigo, monzese, e alla veneziana Erica Cipressa. Proprio la Errigo ha premiato le compagne sul podio poco prima di sentire le note di Petr Tchaikovsky che certifica l'oro della squadra olimpica russa che nella finale per il primo posto ha sconfitto la Francia che aveva beffato le azzurre 45-43 in semifinale. Con le italiane avanti anche di 11 punti. Proprio per questo il bronzo conquistato con un netto 45-23 sugli Usa assume un valore importante.


Con le statunitensi arriva la gara perfetta senza accusare il contraccolpo psicologico. La Batini ha vinto entrambi i suoi assalti, prima di lasciare il posto alla Cipressa, prendendosi la soddisfazione di regolare per 7-3 la fresca campionessa olimpica Lee Kiefer. Martina si è battuta bene anche nei quarti con l'Ungheria, 45-32 il finale, e in semifinale con le francesi dove ha vinto il suo primo assalto. Nel suo ultimo assalto con la Blaze, dopo esser stata in difficoltà, ha messo in fila tre stoccate consecutive permettendo ad Alice Volpi di entrare in pedana con 4 punti di vantaggio. Poi la Errigo ha subito la velocità della Thibus e si è dovuta arrendere. La stessa Errigo si è poi riscattata nella finale per il bronzo mettendo a segno l'ultima stoccata con la solita Kiefer. Grande la soddisfazione per Martina Batini, ingegnere e atleta in forza ai carabinieri, che ha commentato a caldo con un pizzico di polemica nei confronti di chi si è abituato troppo bene per delle medaglie date per scontate visto che nella gara individuale le azzurre andavano sempre sul podio da Barcellona 1992: «Un nostro bronzo viene considerato solo un oro perso, purtroppo ci abbiamo fatto il callo. Non dobbiamo dimostrare qualcosa a qualcuno. Siamo prima di tutto delle persone e il nostro valore non cambia a seconda della medaglia che vinciamo. Non abbiamo mai perso coesione, anche dopo la delusione per la gara individuale». Gioia enorme anche per i suoi allenatori Simone Piccini ed Enrico Di Ciolo del club Scherma Pisa Antonio Di Ciolo. «Sono davvero contento per Martina che ha riscattato l'eliminazione nell'individuale. È una medaglia che attendeva da troppo tempo e arriva in un'età matura e da mamma. Per lei è la prima olimpiade e in questi cinque anni ha lavorato sodo per questo traguardo. E lo merita», ci ha raccontato a caldo Enrico Di Ciolo. «La reazione nella finale per il bronzo è stata da vere campionesse. In gare così corte, con solo otto squadre, la testa fa la differenza. Nulla è scontato nella scherma nemmeno se ti chiami Italia». E oggi tocca all'altro suo allievo Gabriele Cimini con la spada maschile a squadre. —© RIPRODUZIONE RISERVATA

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