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Palazzo rosa all’asta, un fondo dei Comuni per aiutare le oltre 40 famiglie sfrattate

Una veduta del palazzo di via Rospicciano a Ponsacco

La sindaca di Ponsacco: «Fondamentale gestire questo passaggio per evitare che si ripeta la ghettizzazione come in via Rospicciano»

PONSACCO. Per le oltre quaranta famiglie di origini rom del “condominio Bellavista” di via Rospicciano a Ponsacco il tempo stringe. L’edificio, costruito dalla Futura Immobiliare ormai fallita, sta per essere messo all’asta e automaticamente scatteranno le procedure per lo sfratto esecutivo. Ma per i nuclei familiari coinvolti (arrivati a Ponsacco dopo lo sgombero dei campi nomadi di Pisa e Navacchio) arrivano soluzioni alternative.

Così, in attesa che la macchina burocratica faccia il suo corso parte il progetto promosso dalla Società della Salute Alta Valdicecina e Valdera che interesserà non solo i Comuni presenti nel consorzio pubblico ma anche tutti quelli della provincia di Pisa. «Un piano – spiega il sindaco di Pontedera Matteo Franconi durante il question time del consiglio comunale – che ha come obiettivo la ricollocazione abitativa delle famiglie verso altri alloggi da ricercare nell’ambito provinciale e l’accompagnamento verso una nuova autonomia, abbandonando gradualmente la mentalità assistenziale».


Si chiama accoglienza diffusa e individua, nell’arco di tre anni, una serie di passi da compiere per sostenere e accompagnare che vive condizioni complicate per motivi socio-economici. E tra questi condomini, magari non tutti, ma una buona parte, ha alle spalle un passato di fragilità. C’è chi ha perso il lavoro, chi avrebbe bisogno di un sostegno per un nuovo affitto, per pagare le bollette e chi necessita di aiuti per la cura dei figli, il loro inserimento a scuola. «Ogni caso ha le sue particolarità ma proprio per questa ragione – aggiunge la prima cittadina di Ponsacco Francesca Brogi – il percorso che stiamo intraprendendo è fondamentale per garantire l’inserimento di questi nuclei nel territorio, gestire questo momento di passaggio ed evitare un secondo Rospicciano, che questo fenomeno insomma si ripeta. Vogliamo lavorare per favorire l’integrazione contro la ghettizzazione. Ogni componente istituzionale fa la sua parte. La Società della Salute ha da sempre seguito la vicenda così come l’assemblea dei sindaci».

La prima fase dell’intervento, annunciata da già gennaio ma ora entrata nel merito, prevede allora la condivisione dei passaggi con i soggetti coinvolti compresa la prefettura. Poi ci sarà il monitoraggio e la mappatura di un quadro conoscitivo approfondito dell’area, necessario per la definizione dei bisogni delle famiglie. Un censimento delle persone e delle problematiche da risolvere. Dove le parole d’ordine saranno tutela, rispetto delle caratteristiche dei singoli e scommessa su un futuro migliore. Seguirà la ricerca di nuove abitazioni e l’erogazione di contributi per la cauzione dei contratti. «Stiamo intercettando a questo fine – continua Brogi – finanziamenti anche regionali da utilizzare. Una sorta di fondo di garanzia da attivare una volta trovata la collocazione per i nuclei che non saranno in grado di provvedere autonomamente alle spese e un fondo specifico per sostenere altre esigenze come il reinserimento scolastico dei minori, la mensa e il trasporto scolastico». Perché soprattutto dei bambini va tenuto conto, dell’impatto che il trasferimento potrebbe avere su di loro. «Terminati i 3 anni del progetto poi – conclude Franconi – costituiremo un fondo di garanzia a disposizione delle amministrazioni per coprire gli imprevisti o coadiuvare tutti coloro che si trovassero ancora in emergenza». Perché non è detto che l’iter riesca a concludersi esattamente nei tempi.

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