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Rifiuti, sotto inchiesta il neo socio del Pontedera e l’ex presidente Ecofor

L’indagine della direzione distrettuale antimafia di Roma mette nel mirino lo smaltimento dei fanghi in discarica. Tutti i nomi

PONTEDERA. Fanghi biologici prodotti da un impianto di depurazione del Consorzio Asi di Ceccano nel Lazio (provincia di Frosinone) e finiti nella discarica Ecofor di Pontedera senza essere trattati come previsto dalla norma. E rifiuti speciali, cioè fanghi di depurazione, cui venivano assegnati i codici “Cer “di rifiuto speculare non pericoloso e che, secondo la procura, erano invece rifiuti pericolosi. Tutto questo per avere da un lato un risparmio sul corretto trattamento dei rifiuti e dall’altro un guadagno, sempre dovuto a maggiori risparmi, per avere gestito i rifiuti pericolosi come non pericolosi.

Un’inchiesta per un presunto scempio ambientale che dall’agglomerato industriale di Castel Romano, in Ciociaria, sta scuotendo il mondo dell’imprenditoria; e si riverbera in Toscana, toccando la discarica Ecofor a Pontedera. Già, perché tra gli indagati dalla direzione distrettuale antimafia di Roma (le indagini sono state condotte dal sostituto procuratore Alberto Galanti) ci sono anche dei nomi importanti della realtà industriale della provincia di Pisa. Due per tutti: uno è l’allora presidente del consiglio d’amministrazione della Ecofor Antonio Pasquinucci, ex segretario del Pd di Pontedera e attualmente presidente del cda di Siat , che gestisce i parcheggi a pagamento della città; l’altro, è il neo socio di maggioranza del Pontedera Rosettano Navarra, cui sono riconducibili a vario titolo le società Navarra Spa e Tecnogea srl. Le due società, che fanno riferimento all’imprenditore da decenni attivo nel mondo dei rifiuti, avevano il compito di occuparsi della raccolta, del trasporto e dello smaltimento dei fanghi prodotti in Ciociaria. Che in parte rilevante – a esser precisi 1.034.320 chili – arrivavano nella discarica pontederese di Geofor.


Prima di addentrarsi nel quadro d’indagine tracciato dalla Dda, occorre una premessa: la gip del tribunale di Roma Tamara De Amicis ha respinto le misure cautelari chieste dalla procura sia per Pasquinucci (divieto di dimora a Ceccano e obbligo di firma) che per Navarra (arresti domiciliari). I due sono al momento solo indagati. E adesso viene il tempo di nuove memorie difensive, dove racconteranno la loro versione dei fatti.

La vicenda parte nel biennio 2017-2019, quando la Navarra spa si aggiudicò l’appalto per lo smaltimento dei rifiuti prodotti dall’impianto di depurazione. La società, secondo la ricostruzione della procura, fece da intermediaria alla Tecnogea che si occupò di quel servizio, fatta eccezione per il trattamento dei fanghi chimici che invece veniva effettuato nel suo stabilimento. E nel periodo tra l’agosto del 2020 e il febbraio 2021 oltre una tonnellata di fanghi biologici fu smaltita negli impianti di Pontedera, tramite la società Orione (con sede a Cascina). Come detto, quei fanghi per la procura non erano trattati.

Tra le oltre 250 industrie che scaricano i propri reflui al depuratore di Ceccano ci sono industri chimiche, farmaceutiche, di rifiuti, impianti di rigenerazione di oli usati e distributori di carburante. I fanghi prodotti dal depuratore sono di due tipi: fanghi biologici e fanghi chimici.

Le indagini si sono avvalse di intercettazioni telefoniche, come quella sentita dagli investigatori nel maggio 2020, tra il responsabile degli impianti Asi Amedeo Rota (impianti gestiti dalla AeA sp) e la project manager di AeA Laura Paesano, dove si parla della gestione dei fanghi da parte della Navarra, lamentando presunti cambi di codice del rifiuto e un atteggiamento restio nel ritirarli.

Secondo la procura, dalle varie conversazioni intercettate “emerge la volontà di bypassare il processo di trattamento per conferire direttamente in discarica tali rifiuti. Una discarica che è gestita dalla società Ecofor”. E sempre secondo il pm Galanti, le modalità di gestione dei fanghi avrebbero creato perplessità in Rota. Per gli investigatori la AeA aveva problemi di smaltimento dei fanghi “perché Navarra effettuava pochi carichi rispetto al fabbisogno di smaltimento, causando accumuli di rifiuto”. E dunque, per risolvere il problema Roberto Orasi, responsabile area tecnica della AeA, si sarebbe accordato “con Navarra per un nuovo metodo di smaltimento: non vengono più portati negli impianti del Navarra ma direttamente smaltiti presso la discarica Ecofor”. Un’operazione che per la procura avrebbe generato un risparmio di spesa di 600 euro a carico. Metodo “illegale” – bolla la procura – con l’irregolarità più evidente che starebbe proprio nello spedire i fanghi non trattati direttamente a Ecofor.

Secondo i consulenti del pm Mauro Sanna e Cecilia Sanna quei fanghi non dovevano finire direttamente a Pontedera per due ragioni: senza trattamento non si può garantire la riduzione dei danni all’ambiente e alla salute umana; in secondo luogo, lo smaltimento di rifiuti prodotti da 250 aziende “non può considerarsi un processo ben noto né le materie coinvolte e il processo sono ben definiti”.

Veniamo alle conclusioni della gip. Per De Amicis, tranne per alcune posizioni minori, esiste “la gravità indiziaria” per il reato di traffico illecito di rifiuti contestato dalla procura. E ritiene che per AeA, per Ecofor, nonché per Orione e Navara, ci siano stati dei vantaggi economici, dato che “i profitti delle modalità illecite di smaltimento sono andati a vantaggio anche degli enti che a tali attività hanno provveduto”. La gip ha così disposto il sequestro preventivo di oltre 500 mila euro alla Aea, di oltre 300mila euro alla Navarra Spa, di 92mila euro alla Ecofor e 32mila euro alla Orione

Per quanto riguarda Navarra, basandosi sugli elementi emersi dalle memorie difensive depositate, la gip ritiene “superate le esigenze cautelari prospettate”. Per quel che riguarda Pasquinucci reputa che “il ruolo subordinato svolto escluda allo stato esigenze di cautela”. Non sono dunque necessarie misure cautelari. In carcere è finito invece Roberto Orasi mentre per Amedeo Rota sono scattati gli arresti domiciliari.

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