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Fa causa per le ore non pagate e viene denunciata a sua volta

Un’aula di tribunale (foto d’archivio)

Ex dipendente della Misericordia sostiene di aver lavorato più di quanto stabilito. L’associazione ritiene che abbia trafugato dei dati a cui non doveva accedere

CASTELNUOVO VDC. Lei, una volterrana di 35 anni, li ha portati davanti al giudice del lavoro perché ritiene di avere lavorato per anni molte più ore di quelle effettivamente retribuite. Loro, la Misericordia di Castelnuovo Valdicecina, in risposta l’hanno denunciata perché nella documentazione allegata alla denuncia avrebbe stampato dei documenti sul prospetto delle ore lavorate presenti su un programma interno. Al quale, sostengono, non aveva accesso.

Ed è così che da una sola vicenda nascono due processi: uno riguarda direttamente le presunte violazioni sul lavoro, l’altro invece la vede imputata per accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico. Ed è questo secondo procedimento che è stato affrontato ieri in aula di fronte al giudice Giulio Cesare Cipolletta.


In aula sono stati ascoltati come testimoni due colleghe dell’imputata nel processo penale (difesa dall’avvocato Giulio Venturi) e Massimo Ciampi, governatore della Misericordia di Castelnuovo Valdicecina.

Quest’ultimo durante la sua testimonianza rievoca lo stupore che sostiene di avere provato quando arrivò la raccomandata in cui la dipendente annunciava che avrebbe aperto una causa legale nei loro confronti. «Non era l’unica ad essere stata assunta con quel contratto, si trattava di quattro lavoratrici in tutto. Lei però contesta di avere fatto più ore rispetto al contratto, una cosa che pochi giorni prima della firma del contratto, tutte e quattro, si dissero disponibili a fare. D’altronde noi siamo un’ente di aiuto e volontariato, tutti noi facciamo di più di quelle che sono le ore previste. Quando gli spiegai che avremmo fatto quei contratti nessuna delle quattro si oppose e anzi ci diedero la loro disponibilità».

Il governatore della Misericordia sostiene che non ci fossero state lamentele di alcun tipo in questo senso. E che l’unica discussione, alla sede dell’ente, fosse partita a pochi giorni dall’arrivo della raccomandata. La dipendente, di fronte alle colleghe, sostiene l’importanza di portare la Misericorida in tribunale. Evidentemente qualcosa di quell’accordo verbale d’impegno sulle ulteriori ore non le stava bene.

E allora per inchiodare l’azienda alle evidenze decide di stampare i prospetti consultabili da un programma gestionale (di creazione dello stesso Ciampi), al quale si può accedere liberamente. E che la Misericordia ha chiesto di gestire a lei e alle sue colleghe. In pratica è abilitata a compilare presenze e gli impegni orari, ma non potrebbe stampare il calendario per portarlo via.

Così è nella ricostruzione di Ciampi: «Avevo detto loro che avrebbero dovuto usarlo per fare quest’attività, ma non in altri modi». In aula si scoprirà che non era mai stato fatto esplicito divieto di farlo. Ad ammetterlo è lo stesso Ciampi, che puntualizza: «Nessuno altro dipendente lo ha mai fatto».

Nonostante le insistenze della collega, le altre tre non denunciano. E in due confermano di avere accettato il prolungamento dell’orario di lavoro, oltre le quattro ore pattuite, nella funzione di volontarie. Pur non avendo fatto denuncia, è lo stesso governatore, a risposta dell’avvocato difensore della lavoratrice, a confermare che la rivendicazione comunque era stata fatta anche dalle altre.

La lavoratrice, dopo la denuncia, ha avuto una sanzione disciplinare. «E non ha più lavorato sulle ambulanze, perché non facendo le ore ulteriori è difficile pianificare i turni: si sa quando s’inizia ma non quando si finisce», sostiene Ciampi. La donna si è licenziata nel marzo scorso.

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