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Strage del Duomo a San Miniato, un super perito per la verità finalmente condivisa

I membri del comitato “Giuseppe Gori” di Cigoli

Il comitato “Giuseppe Gori” di Cigoli incarica Danilo Coppe. L’esperto ha lavorato ai casi del Moby Prince e di Ustica

SAN MINIATO. Una verità finalmente condivisa per la Strage del Duomo di San Miniato. È questa l’operazione del comitato “Giuseppe Gori” di Cigoli grazie a una prestigiosa e inedita collaborazione con il super perito Danilo Coppe, fra i più grandi esperti italiani di esplosivi. Il tema è noto e passa a metà strada per quella doppia verità che ha lacerato la comunità sanminiatese per quasi otto decenni: fu una bomba americana o tedesca a spazzare via 55 vite la fatidica mattina del 22 luglio 1944? Vicenda collegata anche con l’onorabilità dell’allora vescovo Ugo Giubbi, deceduto due anni dopo e a lungo finito nel mirino di accuse e sospetti “di popolo” mai formalizzati né tanto meno provati.

«Una vicenda che ha tenuto il paese diviso per tanto, troppo, tempo – dice il presidente del comitato Giampiero Montanelli – l’intento è riunire, fare un’opera di ricongiunzione, affidarsi a un esperto di fama mondiale che, speriamo, abbia qualcosa di nuovo da dire, vedendo ciò che è noto con occhi diversi».


L’obiettivo è far luce su tante cose che ancora non hanno, in effetti, una risposta esaustiva da un punto di vista squisitamente tecnico. «Sulla nuova ricostruzione, l’ultima che è stata fatta, la bomba americana, fissata con la “nuova lapide”, ci sono alcuni dubbi che da sempre attanagliano molti di noi – dice Enzo Cintelli, storico animatore del comitato. – Per esempio, come è possibile sostenere che il proiettile fatto esplodere accanto alla nota semicolonna del Duomo, non lasci alcuna traccia in quel punto? La potenza che stritolò la balaustra di marmo fino a schiacciare i capitelli è compatibile con la pioggia di schegge prodotte? Com’è possibile che le schegge di un obice da 105 millimetri possano uccidere 55 persone, ferirne un centinaio, stritolare una balaustra e fare una tale buca nel pavimento? Infine, quel tipo di proiettile è compatibile con alcune delle descrizioni fatte dai testimoni sugli attimi appena successivi all’esplosione, come quella rilasciata di fronte alla commissione comunale da don Lionello Benvenuti il 29 settembre 1944, in cui si parla di “una nuvola di fuliggine nera, tale da restare sui vestiti e in volto”?».

Di origine trevigiana, perito del caso Moby Prince, geominerario ed esperto di esplosivi, Danilo Coppe è stato consulente della Corte d’Assise di Bologna anche nell’ultimo processo sulla strage alla stazione felsinea del 1980. Docente del Master di analisi chimiche all’Università di Bologna, è presidente dell’Istituto ricerche esplosivistiche (Ire). Come consulente, è stato chiamato a dire la sua anche su Piazza della Loggia e Ustica. Ha inoltre curato diversi abbattimenti, dalle Vele di Scampia all’ex Ansaldo, dagli edifici pericolanti de L’Aquila terremotata alle campate del Ponte Morandi di Genova. È autore anche di numerosi libri di successo su crimini esplosivi e le indagini criminali, come sul caso Unabomber.

«Verrà fra una decina di giorni – dice Lisandro Nacci – L’idea di contattarlo ci è venuta dopo aver letto sui giornali della Moby Prince». Una collaborazione “benedetta” da tutto il comitato, nato nel 1992 su impulso di un gruppo di appassionati, presieduto per anni dalla maestra Lia Bertini e da sempre custode della memoria sanminiatese sulla Resistenza: con Montanelli, Cintelli e Nacci, fra i promotori di questo studio ci sono anche Delio Fiordispina, Mario “Maglietta” Rossi, Luigi Alfano e Pietro Rosselli. «Abbiamo concordato questo: non vuole pressioni politiche di nessun tipo – dice Fiordispina –. Lavorerà su foto e referti e su ciò che riterrà opportuno. Verrà qua, farà sopralluoghi e in base a quello che c’è dirà la sua».

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