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Ex Ipsia in stallo da 10 anni, va smaltito il tetto da duemila metri quadrati d’amianto

L’esterno dell’ex Ipsia Pacinotti all’angolo tra via Primo Maggio e via Manzoni a Pontedera

Pontedera: una soluzione poteva essere la cessione in permuta al costruttore di Palazzo blu, ma la trattativa sembra arenata

PONTEDERA. Trecento nuovi alloggi. Era questa l’ipotesi ventilata nel 2012, ultimo anno in cui si sono svolte le lezioni dell’istituto professionale Pacinotti. Quest’anno ricorre il decennale di una chiusura che, più volte nel corso del tempo, sembrava poter generare altri progetti, diverse destinazioni d’uso dallo stato d’abbandono in cui è rimasto a lungo. Oggi i locali sono inaccessibili. La facciata che dà su via Primo Maggio è stata ricoperta da un bellissimo murale. Ma gli interrogativi su cosa fare dell’ex Ipsia di proprietà della Provincia sono ancora intatti. L’operazione, del resto, è complessa e onerosa. La costruzione andrebbe abbattuta completamente. Ma soprattutto andrebbe effettuata una bonifica ingente della copertura da oltre duemila metri quadrati, composta da un materiale che solo a nominarlo mette i brividi, l’amianto.

SCONTO SULL'ACQUISTO


È questo uno degli elementi di maggiore criticità di un progetto mai partito sul serio. Un anno e mezzo fa è stato fatto un tentativo con il costruttore Marco Braccianti, titolare di palazzo blu, in viale Africa, dietro la Piaggio, dove sono ospitate varie classi delle superiori e delle medie della Curtatone. Coi lavori di allestimento delle aule e degli spazi nell’edificio della zona industriale, la Provincia ha stipulato un contratto con la ditta dell’impresario edile in cui paga un sostanzioso affitto da circa 200mila euro l’anno, avendo anche un’opzione per l’acquisto a cui, eventualmente, verranno scalati i soldi già versati. Ma il termine per esercitare questa possibilità scade il 31 luglio di quest’anno. E proprio in sede di contrattazione a Braccianti era stata ventilata l’ipotesi di un acquisto con l’offerta in permuta della vecchia scuola a ridosso del centro di Pontedera. Ma a quella trattativa non è ancora stato dato seguito mentre il tempo scorre inesorabile e ancora non si intravedono soluzioni.

POSSIBILE SPARTIACQUE

Il termine del 31 luglio potrebbe essere, però, uno spartiacque tra la soluzione ipotizzata nell’estate del 2020 e altre strade da percorrere che sono, però, ancora tutte da disegnare. Provincia e Comune di Pontedera hanno lavorato in passato a più riprese, a volte da soli a volte insieme, per reperire fondi da investire in una riqualificazione. Per fare un esempio, i 300 nuovi alloggi ipotizzati nel 2012 dall’allora sindaco Simone Millozzi sarebbe dovuto essere un piano abitativo portato avanti da due imprese edili sulla base di un piano nazionale per l’edilizia a canone concordato. Ma che, evidentemente, non è stato possibile portare avanti l’operazione. Difficile dare un valore a un immobile da abbattere. Il quantitativo di denaro corrispondente deriverebbe dal terreno a disposizione, praticamente nel centro di Pontedera. Ma la necessaria bonifica della copertura in amianto e i costi per tirare giù la costruzione non aiutano a trovare un rimedio a quello che è considerato da tutti un pugno nello stomaco dal punto di vista urbanistico.

SPINA NEL FIANCO

I cinquemila metri calpestabili suddivisi in due piani all’angolo fra via Primo Maggio e via Manzoni sono una spina nel fianco mai rimossa da dieci anni a questa parte per la Provincia, ma soprattutto per il Comune che è stato spesso costretto a intervenire per evitare incursioni di senza tetto e sbandati che qui dormivano o trascorrevano serate e intere nottate facendo danni e spaventando i residenti dei palazzi nelle vicinanze. Problemi risolti e che ormai, per fortuna, non si verificano più. Ma che restano sullo sfondo di una vicenda a cui si dovrà, fatalmente, trovare un rimedio per evitare un altro decennio di inutilizzo di spazi pubblici così strategici per la città.

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