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Poggianti punta sulla Fashion week dopo un Pitti Uomo con poche scintille

Alessandro Galli nello stand Poggianti durante Pitti Uomo a Firenze

L’azienda di camicie registra l’aumento di clienti italiani Galli: «Quest’ondata di Covid ci ha riportati all’inverno 2020»

PECCIOLI. Un estivo col vento in poppa e un invernale che sembra riportare il tempo al 2020. Una situazione simile a quella vissuta dalle famiglie e molte aziende di vari settore. Ed è così anche per Poggianti, la ditta che realizza camicie rigorosamente Made in Italy nella fabbrica lungo la Fila a Peccioli. E la dimostrazione è arrivata da Pitti Uomo, la manifestazione espositiva alla Fortezza da Basso di Firenze che si è svolta nei giorni scorsi.

«Pochi visitatori, il clima non è dei migliori, speriamo nella Fashion week di Milanno», dice Alessandro Galli, titolare dell’azienda nata a Forcoli e trasferitasi da alcuni anni lungo la strada principale dell’Alta Valdera. Dal 22 febbraio Milano tornerà a essere il cuore pulsante delle passerelle e Poggianti sfrutterà l’appuntamento, che si conclude il 28 del prossimo mese, con appuntamenti nel proprio show room nella capitale italiana della moda, in cui incontrare clienti e cercare di lanciare la stagione.


Diciotto dipendenti diretti, oltre a tre o quattro collaboratori esterni, Poggianti ha da sempre un fatturato composto, in prevalenza, da compratori esteri. «Prima della pandemia – dice ancora Galli – il fatturato derivava da vendite fuori dall’Italia per il 70 per cento. Oggi, dopo due anni di emergenza sanitaria, abbiamo visto che il nostro Paese è tornato a essere protagonista nei nostri bilanci, così come in tantissime realtà del settore. Al di là delle difficoltà per gli spostamenti, registriamo un ritorno della tendenza che predilige la qualità al prezzo. E, in questo scenario, noi aziende di puro Made in Italy possiamo avere un ruolo importante. La produzione interamente in Italia comporta costi più alti, ma anche prodotti che durano nel tempo, non danno problemi sanitari e sono belli da indossare. Ora si guarda l’etichetta con Questi fattori vengono recepiti dal mercato e le prospettive sembrano buone. Ma l’aumento dei casi di Covid registrati nelle ultime settimane hanno riportato indietro la situazione all’inverno scorso».

Peccato, quindi, per il risultato di Pitti Uomo, evento clou della moda maschile. «Non è scattata la scintilla – ammette l’imprenditore – perché sono mancati proprio gli stranieri. Giapponesi e americani su tutti. E se mancano questi riferimenti si fa dura. Ma l’idea che abbiamo è proseguire su questa strada perché riteniamo che il cambiamento sociale in atto abbia smosso, non poco, il concetto che si ha di moda, di articoli e di qualità».

Probabilmente un cammino che si snoderà sul medio periodo. Il problema, semmai, sarà resistere a questa nuova ondata di coronavirus che complica i piani della nostra economia.

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