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Maxi debito, la scuola delle suore di Volterra rischia di chiudere 

L’interno della scuola materna paritaria “Savina Petrilli” di Volterra

Per il Comune l’immobile che ospita quaranta bambini non rientra tra quelli esentati, la parrocchia ha bloccato le iscrizioni 

VOLTERRA. Il suo futuro non è rosa. E neppure grigio. Le sfumature virano tutte sul nero per ciò che attende la scuola materna Petrilli di Volterra. Se, come sembra, chiuderà a fine giugno un altro pezzo di Volterra se ne va, e la città rimane orfana di un importante e storico servizio ai cittadini.

Il presidente della Fondazione Cassa di risparmio di Volterra, Roberto Pepi, si conferma preoccupato della situazione: «Ci rivolgiamo alle istituzioni e a tutti coloro che possono intervenire in questo processo decisionale. Il problema e le motivazioni che avevano determinato la criticità della scuola erano note da tempo ma si è evitato di affrontare la situazione e portarla concretamente a soluzione».


L’asilo, o come si chiama oggi, scuola dell’infanzia, delle suore “Savina Petrilli” esiste da decenni e ha allevato generazioni di volterrani nel primo percorso scolastico. Recentemente il parroco della Basilica cattedrale, gestore della struttura, si è detto non disponibile a prendere le iscrizioni di gennaio, relative al prossimo anno scolastico 2022/23. Una presa di posizione che significa la conseguente e inappellabile chiusura a giugno.

Sulla decisione peserebbe un aspetto economico di non secondaria importanza: sulla parrocchia della Basilica cattedrale grava una richiesta di pagamento di Imu arretrata da parte del Comune per un importo di circa 48mila euro. Cifre che la parrocchia ritiene non dovute, in quanto, si afferma con forza, le scuole cattoliche sono esenti da tasse. Cifre che la parrocchia non ha, anche perché quella scuola materna non genera utili bensì perdite, ripianate sempre dal parroco. Il quale non vuole dire nulla sulla questione: monsignor Osvaldo Valota si trincera con un semplice quanto disarmante «preferisco non dire niente, quel che avevo da dire l’ho scritto e detto sulla nostra agenda parrocchiale». E liquida il cronista con un “buona giornata”.

Silenzio assoluto anche da parte delle suore che hanno in mano la scuola dell’infanzia volterrana frequentata da una quarantina di bambini e che nel prossimo anno corrono il serio rischio di vedersi chiusi i portoni. Con loro le cinque persone impegnate resterebbero senza lavoro, così da impoverire ulteriormente l’occupazione sul colle etrusco.

Un appello, nel dipanarsi della storia, è arrivato dalla lista civica “Uniti per Volterra”, auspicando la convocazione «di un tavolo con parrocchia, proprietà, amministrazione comunale, opposizioni». Intanto alcune mamme hanno lanciato anche una raccolta di firme online per fermare la chiusura della struttura.

Perché Volterra «non può permettersi di perdere anche l’asilo Petrilli. La città sta attraversando un inverno demografico come non mai, e perdere un servizio fondamentale per le famiglie significa impoverirle – rileva il consigliere comunale Paolo Moschi – Al contrario il Comune dovrebbe creare i presupposti affinché Volterra diventi maggiormente una città a misura di bambino. Senza servizi all’infanzia non può esserci futuro».

Al sindaco Giacomo Santi «dispiace che chiuda la scuola dell’infanzia» e auspica «un ripensamento da parte di chi lo gestisce». Rimane da decifrare meglio quel debito di 48mila euro per rate di Imu non pagate, ma c’è chi fa presente che la tipologia di quell’immobile – di proprietà della Congregazione delle Sorelle dei poveri di santa Caterina da Siena, con sede a Roma – non rientra nell’esenzione. È ancora Paolo Moschi a sollecitare il primo cittadino: «Il sindaco Santi vuole intervenire per salvare l’asilo oppure rimarrà a guardare? I problemi della scuola paritaria non sono insormontabili, ma dobbiamo capire le reali intenzioni dell’amministrazione comunale».

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