Ufficio postale chiuso da due mesi: ora il caso arriva in Regione

Santa Maria a Monte, lo stop dopo l’assalto con l’esplosivo a opera di una banda. Marco Stella (Forza Italia): «Il disservizio deve avere fine»

SANTA MARIA A MONTE. «L’ufficio postale di Santa Maria a Monte è chiuso da due mesi, dall’8 novembre dello scorso anno, per la precisione, a seguito di un furto compiuto da dei malviventi che hanno fatto saltare in aria il postamat dell’ufficio di via San Michele, causando danni alla struttura.

È stato un evento imprevisto che ha messo in difficoltà Poste Italiane, ma due mesi senza riaprire l’ufficio è inaccettabile e incomprensibile, per i residenti è un disservizio che rende complicata la gestione della quotidianità».


A dirlo è il capogruppo di Forza Italia al Consiglio regionale della Toscana, Marco Stella, che ha presentato una mozione che chiede alla Regione Toscana di impegnarsi per sanare la situazione.

«Dopo diverse richieste da parte della sindaca Ilaria Parrella, Poste italiane ancora non ha fatto sapere la data di riapertura dell’ufficio – sottolinea Stella -. La sindaca ha anche proposto alla direzione provinciale delle Poste di allestire temporaneamente l’ufficio postale in dei locali messi a disposizione dal Comune, in attesa della sistemazione definitiva e del ripristino della funzionalità della struttura di via San Michele, ma finora nessuna risposta».

Stella precisa che «Poste Italiane si è limitata a segnalare che gli uffici postali più vicini sono a Montecalvoli e a Castelfranco, ma sono soluzioni disagiate, soprattutto per gli anziani. Chiediamo a Poste di mettere fine a questo disservizio».

Erano circa le 3 di mattina quando i ladri si portarono davanti al bancomat e con la tecnica della “marmotta” fecero saltare il forziere. Un’esplosione violentissima a vedere i pezzi rimasti nei paraggi. Apero lo sportello, arraffarono i soldi, circa 20mila euro, per poi scappare. L’assenza di telecamere ha reso molto complicate le indagini dei carabinieri. Non ci sono immagini di persone o mezzi. L’ipotesi è che i banditi fossero almeno due, capaci di architettare e mettere in pratica il furto con esplosione.

La tecnica della “marmotta” consiste nel posizionare un parallelepipedo in ferro riempito di polvere pirica, gas e acetilene, delle esatte dimensioni delle aperture, che viene inserito all’interno del bancomat. A seguire innesco e deflagrazione aprono gli accessi al bottino. Il bottino fu di circa 20mila euro.

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