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Parlano i no-vax della Piaggio: «A febbraio ci autosospendiamo, qualcuno è a casa da ottobre»

sanificazioni all’interno di uffici della Piaggio

Un dipendente racconta il percorso di chi rifiuta il vaccino: «Mesi fa eravamo in 80, qualcuno è a casa da ottobre» 

PONTEDERA. «Credo che non avremo scelta. Se non cambiano in extremis le cose, dal 15 febbraio ci autosospenderemo dal lavoro». Chi parla è un operaio della Piaggio no-vax convinto che non ha intenzione di vaccinarsi per rispondere all’obbligo vaccinale imposto a chi ha più di 50 anni imposto dal governo di Mario Draghi. Una decisione forte, da duri e puri del movimento che ritiene il Covid una sorta di montatura mondiale. E, parlando col lavoratore, del quale manteniamo l’anonimato per ovvi motivi di privacy, si scopre che nella fabbrica di Pontedera i no-vax sono (erano) numerosi. «Mesi fa abbiamo creato un gruppo su WhatsApp – dice – con un’ottantina di membri. Ci scambiamo video, notizie, impressioni e racconti diretti su un argomento che ci sta condizionando la vita. Ma ora siamo diminuiti. In troppi non hanno retto la pressione psicologica per farci vaccinare».

A CASA DA OTTOBRE


Ma c’è anche chi non ha aspettato l’obbligo vaccinale che scatta dal 15 febbraio, ma che impone la prima dose entro il 31 gennaio per far passare due settimane e ottenere il super green pass in tempo per rispettare le disposizioni del governo. «Quando il governo ha scelto di obbligare i cittadini ad avere almeno l’esito di un tampone rapido per poter entrare nei propri posti di lavoro – racconta l’operaio – in 15, dalla metà di ottobre, hanno deciso di autosospendersi». Comportamenti incomprensibili per chi crede che l’unica soluzione alla pandemia siano i vaccini, reputandoli non nocivi alla salute delle persone.

PRESSIONE PSICOLOGICA

Visioni opposte sull’emergenza sanitaria in atto dall’inizio del 2020. Due mondi che viaggiano in parallelo e che, in stabilimenti come la Piaggio, convivono tra non poche difficoltà. «Mi sono sentito dire da molti che avevano paura a lavorare con me perché potevo contagiarli», aggiunge il dipendente del Gruppo guidato da Roberto Colaninno. Parole che s’inseriscono in un contesto in cui sporadicamente sono emerse criticità, a dire il vero, con una gestione della pandemia da parte dell’azienda che, nonostante tutti i problemi, è stata portata avanti in maniera condivisa con i sindacati. Certo, ci sono state polemiche per l’uso delle mascherine e qualche criticità per il servizio di mensa dei no-vax. Ma, tutto sommato, il sistema messo a punto tra dirigenza e comitato Covid ha dato frutti favorevoli a evitare le discriminazioni e a portare avanti la produzione.

PERDITA DI ADESIONI

Ma quello che avverrà nei prossimi venti giorni è ancora da appurare. Il comitato Covid che si è riunito l’altro giorno si è chiuso con la necessità di effettuare una nuova riunione in attesa che arrivino ulteriori linee guida dal governo. Mentre il gruppo dei no-vax perde adesioni proprio a causa dei provvedimenti arrivati da Roma. «A questo punti i numeri si sono dimezzati – riprende l’operaio – Tanti hanno scelto di vaccinarsi, perché non possono fare a meno dello stipendio e perché ritengono la Piaggio comunque un’azienda sicura dal punto di vista occupazionale. Altri sono stati contagiati e andranno avanti altri sei mesi con la speranza che a giugno terminino emergenza sanitaria e stato di crisi. Ma c’è anche chi ha partecipato volutamente a incontri con altri no-vax per farsi contagiare e non dover “bucarsi”. Sono scelte che ognuno fa in autonomia. Ma a questo punto siamo rimasti una trentina con l’intenzione di sospendersi dal lavoro, pur di non accettare una tale imposizione».

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