A Pontedera il Covid sta abbassando le saracinesche di tanti negozi

Molte attività chiuse per dipendenti contagiati o in quarantena. E c’è chi non apre per salvaguardare clienti e personale

PONTEDERA. Via Roma chiusa per Covid, o quasi. Aumentano giorno dopo giorno i negozi che, in una delle storiche zone dello shopping pontederese, sono costretti a fare i conti con la pandemia e l’impennata vertiginosa di contagi tra la popolazione. Una strada che diventa simbolo, suo malgrado, degli effetti del virus che sta mettendo in difficoltà i servizi, le piccole imprese di famiglia e il commercio in generale. Basta fare due passi per rendersene conto. Saracinesche abbassate, porte chiuse, luci spente.

I cartelli con avvisi alla clientela appaiono un po’ ovunque, sparsi a macchia di leopardo in vari quartieri cittadini. Dal centro alle periferie. Da corso Matteotti a Fuori del ponte. Ma il fenomeno purtroppo non si concentra solo su Pontedera. Il Covid affossa i negozi anche degli altri comuni della Valdera. «Riapertura alla comunicazione del prossimo tampone negativo», recita la scritta affissa a “La bella e la bestia”, il fioraio davanti all’ospedale Lotti. Superato il sottopassaggio ci sono anche la “Casa del parmigiano” che ha dato forfait e il centro estetico “Nynphea” con il bigliettino bianco «chiuso per malattia» che spicca tra gli altri avvisi alla clientela. Stesso messaggio, pochi metri più avanti, al locale di abbigliamento MariLù.


La chiusura per motivi di salute riguarda soprattutto le piccole e piccolissime attività a conduzione familiare che non hanno dipendenti. Basta che sia colpito o in quarantena il titolare e il negozio si ferma. Ma neppure la presenza dei dipendenti mette al riparo dai rischi. Meno personale significa dover riorganizzare e aumentare i turni dei dipendenti che rimangono in servizio, ridurre gli orari, essere costretti a garantire solo una mezza giornata di apertura.

È il caso, tanto per fare un esempio, del bar Ferretti, che ultimamente alza la saracinesca solo di mattina mentre il pomeriggio resta chiuso. Niente caffè e sfoglie al banco e niente via vai all’ora di pranzo per un panino o un’insalata veloce fuori dalla pasticceria Digusto. «Informiamo la gentile clientela – si legge sull’avviso lasciato alla porta d’ingresso dallo staff – che data la situazione attuale abbiamo ritenuto opportuno chiudere fino a venerdì. Ci scusiamo con i nostri amati clienti per il mancato servizio. Con l’augurio di superare al più presto questo difficile momento».

Ma le previsioni non sono rosee. Le cicatrici del coronavirus si contano lungo le vie del commercio e non si cancellano. Anche chi ha superato la parentesi della malattia e riaperto l’attività da pochi giorni racconta una situazione allarmante. «Sono stati momenti di ansia – dice Arianna Montorzi, titolare dell’Ottica Arcolini – Siamo stati chiusi dal 24 dicembre e abbiamo riaperto solo martedì. Gli incassi sono stati pari a zero ma abbiamo dovuto comunque far fronte alle spese».

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