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Morto a 19 anni nell'incidente di caccia, lo strazio della famiglia: «Non ci sono parole per ciò che è successo»

Montecatini Valdicecina: la nonna materna del ragazzo è la moglie di Piero Lorenzini, che ha allevato e coltivato il talento del tiratore. «Ancora non sappiamo niente per il funerale»

Montecatini valdicecina. «Non ci sono parole, siamo una famiglia distrutta».In via Alessandro Volta nel centro di Ponteginori, da giovedì sera il lutto per la morte di Cristian ha seminato un dolore destinato a durare in eterno.Una famiglia travolta da una tragedia che diventa commozione collettiva non solo per l'età della vittima, ma anche per quello che ad appena 19 anni Ghilli rappresentava nel presente del tiro a volo nazionale e in una prospettiva a breve anche per il futuro.

Già protagonista di scenari internazionali nel suo curriculum gli addetti ai lavori pronosticavano le Olimpiadi.La nonna materna Manola, moglie di Piero Lorenzini che aveva avviato e coltivato il talento del nipote per il tiro a volo, è il ritratto della disperazione. E non potrebbe essere altrimenti per quello che le famiglie Ghilli e Lorenzini si trovano a dover affrontare in uno scarto del destino che non ha lasciato scampo al giovane.

«Ancora non sappiamo niente per il funerale - spiega la signora con parole misurate -. Dobbiamo aspettare che qualcuno ci dica quando possiamo riprendere Cristian».L'abitazione dei nonni e quella della famiglia del 19enne sono attaccate.Un'unione che non è solo di mattoni e proprietà.Cristian era l'orgoglio di nonno Piero e anche il padre, Samuele, ha la passione per la caccia con un passato di discreto cecchino in gare nazionali. Un talento ereditato e migliorato dal ragazzo iscritto alle Fiamme Oro e in procinto di tentare l'ingresso in polizia.«Mamma mia, siamo una famiglia distrutta» ripete nonna Manola in una casa diventata mèta di un pellegrinaggio dolente e silenzioso.Stessa scena nell'abitazione dei Ghilli a pochi metri con un viavai di amici e conoscenti a portare conforto a papà Samuele e a mamma Sandra, condannati a un supplizio eterno come solo la perdita di un figlio può esserlo.

«Mio marito Piero non ha parole per quello che è successo e che ci è capitato - aggiunge la signora Manola - ancora non si sa niente. Lui come tutti noi è devastato».Per tutto il giorno i coniugi Ghilli, con l'altro figlio minorenne, sono stati avvolti dal calore di una comunità, scossa per una tragedia di cui nessuno riesce a dare un senso. È l'impotenza per una fatalità che si trasforma in lutto a dominare lo spirito di chi si è avvicinato ai genitori per un abbraccio e anche solo con una presenza silenziosa bagnata dalle lacrime.