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Muore a 19 anni nell'incidente di caccia. Era una promessa del tiro, amici sotto choc: «Il nostro orgoglio, siamo sconvolti»

Campione juniores di tiro a volo, la tragedia in un bosco di Montecatini Val di Cecina. Il dolore della sezione Federcaccia di Capannoli e della presidente della società di Cecina dove si allenava 

MONTECATINI VALDICECINA. Stava raccogliendo gli ultimi bossoli alla fine di una battuta di caccia con gli amici. L’ultimo momento prima di prendere tutto e andare a casa quando all’improvviso un colpo ha squarciato la tranquillità della compagnia. Un colpo solo, inavvertito. Maledetto. Cristian Ghilli, 19 anni, di Ponteginori, nel comune di Montecatini Valdicecina, talento assoluto del tiro a volo (skeet) si è accasciato a terra. Un attimo di smarrimento tra gli amici, poi l’incredibile: uno sparo è partito dalla sua arma, per errore, e lo ha colpito all’addome e alla mano.

LA TRAGEDIA

Sono circa le 18, in un bosco vicino a Montecatini Valdicecina. Cristian morirà quasi quattro ore dopo durante un intervento in ospedale a Cecina.L’incidente è accaduto in un bosco, in località Gello, tra Ponteginori e Montecatini Valdicecina. È quanto di più impensabile possa succedere: Ghilli non era un neofita, sapeva bene come utilizzare un’arma. La sicurezza, le precauzioni da prendere. Eppure quel colpo è partito.«Un errore, un incidente di caccia». Sono convinti i carabinieri della stazione di Ponteginori, intervenuti dopo l’incidente. Hanno cominciato a fare i rilievi sul posto mentre l’ambulanza rubava i secondi al vento per arrivare al pronto soccorso dell’ospedale di Cecina.C’è da recuperare ogni attimo, perché arrivare nel luogo dell’incidente non è stato facile. Ghilli e gli amici si sono addentrati in una zona impervia del bosco, molto difficile da raggiungere. E allora bisogna correre. La battuta di caccia era stata tranquilla. I militari hanno controllato tutto, verifiche che vanno fatte in situazioni come questa. C’è la licenza, ovviamente c’è il porto d’armi. Perché Cristian Ghilli non è uno qualsiasi. È uno dei tiratori migliori che ci sono in Italia. Artemide, dea della caccia, ha benedetto il suo occhio e le sue dita. È campione mondiale juniores di skeet, a ottobre ha vinto il titolo iridato in due specialità su tre. E viene dalla caccia. È nei boschi vicino a Montecatini, dove vive, che ha imparato a sparare. È più bravo a prendere il bersaglio che a sbagliarlo. Sulla dinamica infatti non ci sono dubbi, anche se sarà oggetto di ulteriori approfondimenti. C’è da capire come mai si sia approcciato in quel modo alla fine della caccia con ancora il colpo in canna. Chi era con lui, sul momento, ha fornito le informazioni ma era sotto choc. Comprensibile. La corsa in ospedale a Cecina è piena di speranza e angoscia. I medici vedono Ghilli e capiscono che c’è da operare subito. Non un minuto da perdere. La speranza si spegne dopo poco. La ferita all’addome, l’emorragia causata dal proiettile sono troppo gravi. 

I RICORDI

«Che notizia, non ci posso credere. Stanotte non chiuderò occhio, lo so». Roberto Salvini non si dà pace. La morte di Cristian Ghilli, talento del tiro a volo con già all’attivo titoli europei e mondiali conquistati, questi ultimi a ottobre in Cile, lo sconvolge. Per lui il 19enne era motivo d’orgoglio. Iscritto alla sezione di Capannoli di Federcaccia, presieduta proprio da Salvini, il ragazzo sembrava avere la strada indirizzata verso i più grandi traguardi nella specialità dello skeet internazionale: «Non era solo un orgoglio nostro, ma nazionale. Sarebbe arrivato alle Olimpiadi».

Ma Cristian era soprattutto l’orgoglio del nonno, Piero Lorenzini. È con lui che aveva iniziato a sparare e ad appassionarsi alla caccia, prima ancora del tiro a volo. Nel 2020 il giovane di belle speranze aveva iniziato il corso per ottenere il porto d’armi proprio alla sezione di Capannoli di Federcaccia. «Il nonno lo accompagnava sempre – aggiunge il presidente –. Diventava matto a vedere i progressi del nipote. Chissà come starà soffrendo».

Un dramma vissuto anche a Cecina, dove si allenava Cristian che era in forza alle Fiamme Oro, il gruppo sportivo della polizia di Stato. Il suo talento si è sempre visto, era incredibile – racconta Paola Dolenska, presidente del Tiro a volo della cittadina sul litorale –. Andava a caccia col nonno, da quando era piccolino. Quando è arrivato all’età utile per l’età agonistica, i 13 anni, si è avvicinato al Campo. Alcuni ragazzi ne hanno notato il talento nel percorso di caccia e lo hanno portato alla disciplina olimpica, lo skeet. Per me sarebbe stato il prossimo olimpionico italiano. Quest’anno ha vinto tre ori all’europeo, due al mondiale: uno mixed e a squadra e il bronzo nel singolare». Ghilli era socio del Tiro a volo di Cecina. Era cresciuto in quell’ambiente ma in questa fase della sua carriera si stava allenando con il direttore tecnico della nazionale di specialità, Andrea Benelli e con il coach Sandro Bellini. «Sono sconvolta – riprende Dolenska –. Era un ragazzo fantastico e non mi capacito».

Un ragazzo d’oro. Parole simili ripetute quasi all’infinito da Roberto Salvini che cerca di riordinare le idee dopo aver ricevuto la tremenda notizia: «Pochi mesi fa lo avevo premiato a Villa La Torre a Capannoli, insieme ad altri. Stava facendo un percorso incredibile. Cresceva e dava l’idea di poter diventare un campione, oltre a essere un giovane con la testa sulle spalle».

Ghilli aveva scelto la Federcaccia di Capannoli come tanti che, in Valdera e in Valdicecina, intendono prendere il porto d’armi. «Li seguo in tutto e per tutto – racconta ancora Salvini –. Abbiamo un gruppo di WhatsApp con 400 utenti ed è lì che distribuisco le informazioni. Cristian era tra i più attenti e i più attivi. Ci eravamo scambiati gli auguri di Natale».

Poi una pausa, quasi a soffocare la commozione per poi riprendere a parlare: «Mi voleva bene. E io ne volevo a lui. Era speciale. Non riesco a rendermene ancora conto».

Una fatalità che è costata la vita a un 19enne che sembrava un predestinato per il tiro a volo. Ma che, soprattutto, era un figlio della Valdicecina e di Montecatini dove tutti lo conoscevano e dove tutti conoscono la famiglia. Il padre fa l’idraulico, il nonno è un volto molto noto da queste parti. Giovanni Vezzosi continua a ripetere che «non è possibile che sia morto Cristian. Lo trovavo spesso in strada mentre andava o tornava da caccia. Io sono nato a Casino di terra e abito proprio nella zona dov’è successo l’incidente. Qui ci conosciamo tutti. Tornando a casa sono stato fermato dai carabinieri che mi chiedevano informazioni sulla zona. Non avrei mai immaginato una tragedia del genere».

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