Il mitico motorino che rilanciò la Piaggio e la città dopo l’alluvione

Dopo l’accurato restauro il Ciao di Corradino D’Ascanio riconsegnato alle nipoti del celebre “padre” della Vespa

PONTEDERA. Paola, Maria e Anna. Tre nomi classici italiani, che identificano tre sorelle, nipoti di un personaggio celebre del nostro paese. Anzi, uno di quelli che ha segnato per sempre le sorti dell’Italia e di Pontedera in particolare. Sono le tre nipoti di Corradino D’Ascanio, colui che ha progettato la Vespa della Piaggio e che ha avuto anche un ruolo molto importante per il Ciao, il ciclomotore attraverso cui l’azienda si è rilanciata dopo l’alluvione del 1966. Ieri al Museo Piaggio le tre sorelle e il motorino immatricolato nel 1970, appartenuto al nonno, sono state protagoniste di una cerimonia significativa e piena di ricordi.

RUOLO SOCIALE


A cominciare proprio dal “D’Ascanio nonno”, quello che all’esterno sembrava pragmatico e razionale ma che nella casa di famiglia era una persona piena d’amore per tutti, in particolar modo per le tre nipotine. «Un uomo speciale – lo ha definito Paola – del quale non comprendevamo l’importanza quando eravamo piccole. Ma che abbiamo imparato a conoscere mano a mano che siamo cresciute. E ci fa davvero tanto piacere partecipare a eventi come quello al Museo Piaggio, organizzato dal Ciao Club Pontedera, in cui viene celebrato il suo genio, ma anche l’importante ruolo sociale che ha ricoperto».

NEL GARAGE

Paola, Maria e Anna (quest’ultima era assente) sono state invitate da Eugenio Leone, presidente del Ciao Club Pontedera, per un appuntamento speciale. Il motorino presente sul palco, e per buona parte del tempo ricoperto da un telo, è appartenuto davvero a Corradino D’Ascanio. In seguito lo ha regalato proprio a Paola. «Per anni è rimasto nel mio garage – racconta la docente universitaria –. Poi, durante un raduno della Vespa a cui abbiamo partecipato, i responsabili del Ciao Club ne sono venuti a conoscenza e si sono offerti di restaurarlo».

AMARCORD

Questo è avvenuto prima della pandemia che, ovviamente, ha rallentato tutto l’iter. Fino a ieri, quando il Ciao celestino immatricolato nel 1970 è tornato nelle mani di Paola (e idealmente anche di Maria, insegnante di spagnolo al liceo Carducci di Pisa, e di Anna, medico in pensione) praticamente nuovo di zecca. «Il Ciao Club Pontedera lo ha restaurato tramite il lavoro di Claudio Mangini e Giorgio Keller – dice il presidente Leone – e lo ha restituito alle legittime proprietarie, cogliendo l’occasione per effettuare un evento a cui era presente anche Gianfranco Gemmi, uno dei collaudatori storici dell’epoca».

RILANCIO POST ALLUVIONE

Inevitabile, quindi, ricordare l’importanza di questo ciclomotore per la storia della Piaggio e di Pontedera. «Il Ciao era stato progettato proprio da D’Ascanio nel 1957 – aggiunge Eugenio Leone – ma era poi stato accantonato. Fino a dieci anni dopo. A distanza di pochi mesi dall’alluvione, che mise in ginocchio la città e la sua azienda principale, la Piaggio decise di puntare proprio sul Ciao per rilanciarsi. Venne definito il progetto, predisposta la produzione e collaudato con viaggi epici, come ha raccontato Gemmi. E nell’ottobre del 1967 ci fu il lancio ufficiale a Genova con un grande evento che rivoluzionò, ulteriormente, la vita sociale degli italiani dopo quanto avvenuto con la Vespa. E servì a Piaggio, e a Pontedera, per ripartire ufficialmente dopo il drammatico allagamento».

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