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Furto in cantina: 25mila euro in bottiglie

A sinistra una porta danneggiata dai ladri per entrare. A destra il proprietario de L’Agona, Andrea Puccinelli

Il proprietario Andrea Puccinelli: «Se a qualcuno capitasse di vederle vendute a prezzi stracciati per favore ce lo segnali»

TERRICCIOLA. È bastata una carriola, e una notte indisturbata, per far sparire nel nulla anni di lavoro. Sono rimaste soltanto le orme degli scarponi sporchi di terra in cantina. I passi, avanti e indietro, dei ladri che hanno colpito al cuore L’Agona Vini. Il cuore, la cantina. Con un’azione mirata hanno portato via soltanto le scatole dei vini etichettati, pronti per la vendita e la distribuzione. Non poche: un danno da 25mila euro.

Si è svegliata così venerdì mattina la famiglia Puccinelli, proprietaria della rinomata cantina. Un furto doloroso, che è quasi un attestato di qualità (semmai ce ne fosse bisogno) del lavoro di qualità che si fa a L’Agona. È verosimile pensare che chi ha rubato i vini, lasciando intonse tutte le bottiglie prive di etichetta, lo ha fatto sapendo che sarebbero state merce pregiata sul mercato. Più di un centinaio di bottiglie etichettate, di alto livello, da rivendere a prezzo di favore. Magari sapendo già a chi rivolgersi per piazzarle senza destare sospetti.


La speranza è che nell’ambiente l’arrivo delle bottiglie a prezzi fuori dal mercato faccia venire un sospetto a qualcuno. Così la famiglia Puccinelli fa un appello: «Non sappiamo cosa ne faranno di tutte le nostre bottiglie, ma se vi capitasse di trovarle in giro a prezzi stracciati vi preghiamo di contattarci per segnalarcelo».

Non c’era allarme e non c’è assicurazione sui vini rubati. Il danno quindi è totale, ritrovare i ladri è l’unica speranza di potere salvare il salvabile. Ammesso che vengano ritrovati in tempo, prima che prendano altre strade.

«È successo nella notte tra il 2 e il 3 dicembre», racconta Andrea Puccinelli, proprietario insieme alla moglie e alle figlie de L’Agona. «Non si è capito perché sia successa una cosa così, è veramente una cosa inspiegabile. Hanno portato via il materiale inscatolato, mentre le bottiglie non pronte sono rimaste a noi. Non sono entrati dal cancello principale, ma da una proprietà confinante. E hanno fatto due accessi: uno da un posto più scomodo, per non farsi vedere, e uno più visibile tagliando la rete di recinzione», racconta ancora.

«La carriola l’abbiamo trovata nell’altra proprietà. La caricavano di scatole e le portavano dall’altro lato, dove crediamo avessero un furgone».

Spariti i vini di maggior pregio. «Hanno rubato le annate 2016, 2017 e 2019. Non c’erano soldi né altro da rubare. Solo un computer, forse per paura che ci fossero filmati delle telecamere. Non bisogna difendersi solo dal tempo, ma anche da questi personaggi. L’agricoltura è un progetto a lungo termine».

Superato lo choc di sabato mattina si sono rimessi al lavoro. Agona è l’acronimo delle iniziali della famiglia (Alice, Giorgia, Olivia, Nicoletta e Andrea). Un progetto nato per passione e nutrito con la determinazione. Quella che fa dire: «Non ci fermiamo, ripartiamo da qui. E adesso lo sappiamo: anche i ladri bevono L’Agona».

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