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Foto e video con bambini in scene di sesso: arrestato camionista

Un’attività di indagine della polizia postale di Firenze

Il 57enne già in carcere per cinque anni confessa: «Ho questo problema». La polizia postale trova il cellulare occultato con 8mila immagini e 460 filmati

SAN MINIATO. La segnalazione dal Canada diventa spunto investigativo che, al momento della perquisizione a casa del sospettato, si trasforma in un arresto in flagranza di reato. L’accusa è detenzione di materiale pedopornografico. Sul cellulare dell’uomo, un 57enne di San Miniato, gli investigatori della polizia postale hanno trovato 8mila immagini e 460 video. Identico il contenuto: atti sessuali nei confronti di bambini, anche in tenera età.

Sul display del telefonino, scoperto dopo ore di ricerche, c’era un bimbo nudo. Uno scrigno dell’orrore occultato nell’abitacolo del camion usato dall’uomo, originario di Livorno, per lavorare. Celibe, senza figli, il 57enne vive con l’anziana madre e ora si trova in una cella del Don Bosco.


L’AMMISSIONE

«Sì, ho questo problema» ha confessato agli agenti della polizia postale di Firenze quando hanno recuperato lo smartphone in cui erano custoditi i suoi segreti aberranti. Nel 2013 era già stato arrestato per reati simili e ha passato cinque anni in carcere. Una volta uscito è tornato ad abitare nei suoi abissi finendo di nuovo in manette sempre per lo stesso delirio pedofilo. Tanto per rendere l’idea, su un profilo Instagram a suo nome appaiono decine di foto di bimbi. Tutti vestiti, ma l’ossessione è evidente.

L'INDAGINE

La polizia canadese segnala una quantità enorme di file pedopornografici scaricati dal 2019. I dati vengono trasmessi dall’Europol anche alla Polposta di Firenze che si concentra nei controlli e trova quattro situazioni da approfondire tra San Miniato, Firenze, Lucca e Grosseto.

LA PERQUISIZIONE

A casa del 57enne si presentano la mattina. Conoscono i suoi precedenti e sanno di non sbagliare bersaglio. L’applicazione di messaggistica istantanea usata dal camionista si chiama Kik e ha la particolarità di non richiedere l’inserimento di un numero telefonico ma solo nome utente e password. Avevano tracciato a carico dell’uomo l’utilizzo compulsivo del social network che favorisce l’anonimato. Una protezione importante, ma non assoluta. All’inizio il 57enne fornisce un cellulare “pulito” dove i file erano stati cancellati.

CELLULARE SEGRETO

I poliziotti insistono e per 14 ore rimangono in casa dell’uomo arrivando a perquisirgli il camion nel cui abitacolo, nascosto negli anfratti della tappezzeria, salta fuori il telefonino con la galleria degli orrori con le piccole vittime in vetrina. All’una di notte il camionista entra al Don Bosco. A giorni l’interrogatorio di garanzia nell’inchiesta della Dda di Firenze.

ANONIMATO RELATIVO

Alessandra Belardinelli, dirigente del compartimento di polizia postale della Toscana, invia a non farsi illusioni sulla tracciabilità nella Rete. «L’anonimato non esiste – spiega –. Ogni supporto informatico lascia sempre delle tracce, basta essere bravi a trovarle come abbiamo fatto in questa inchiesta. Il fatto che il 57enne fosse un recidivo ci ha aiutato. Ha provato a negare per ore. Poi quando abbiamo trovato il cellulare segreto ha ceduto».

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