Contenuto riservato agli abbonati

Sparò al rivale in amore e gli bruciò l'auto, condannato per tentato omicidio

Castelfranco: esplose tre colpi di pistola contro l’amante della moglie: prende 9 anni e 4 mesi

CASTELFRANCO. La confessione era già arrivata al momento dell’arresto. Ieri ha risposto a un paio di domande degli avvocati. Poi è tornato al suo posto accanto ai legali, guardato a vista dagli agenti della polizia penitenziaria, in attesa della sentenza.

Per aver sparato al rivale in amore, Ritvan Farruku, 40enne albanese, operaio, è stato condannato a 9 anni e 4 mesi dal gup Donato D’Auria. La pena di 8 anni e 4 mesi è arrivata per il tentato omicidio, un anno per incendio doloso. Prima di sparare a quello che riteneva essere l’amante della moglie, Farruku gli aveva bruciato l’auto.


Un processo veloce in cui accusa e difesa hanno esposto le rispettive ragioni considerando la piena confessione dell’imputato in carcere dalla scorsa primavera. Sul fatto non c’erano ombre. Il bersaglio dei colpi di pistola non si è costituito parte civile. Il pm Lydia Pagnini aveva chiesto una condanna a 9 anni. Dopo la lettura della sentenza, l’operaio è stato riportato in cella.

Farruku, difeso dagli avvocati Tiziana Mannocci e Marco Meoli, fino al pomeriggio dell’8 febbraio scorso aveva condotto una vita irreprensibile. Sposato, con figli, il suo mondo aveva un perimetro che andava dal lavoro alla famiglia. Nessun guaio con la giustizia e un’esistenza ordinaria fino a che il dubbio che la moglie potesse avere un’altra relazione lo ha stravolto.

L’idea che la madre dei suoi figli potesse avere un altro non gli dava tregua

Il principale sospettato, ed è una regola difficile da smentire, era un amico di famiglia, un connazionale che aveva confidenza con lui e la moglie e che aveva accesso alla residenza della coppia a Santa Maria a Monte.

La prima azione vendicativa messa in atto da Farruku è stata quella di incendiare l’auto del presunto amante. Non è bastato il fuoco e il danno provocato all’ex amico per placarlo.

Nel giro di qualche giorno ha alzato il livello di rancore a cui dare sfogo. Si è procurato una pistola, mai trovata e sulla cui disponibilità l’uomo non ha inteso dare spiegazioni, e il pomeriggio dell’8 febbraio è andato a bussare alla porta del connazionale a Castelfranco di Sotto. Quando l’uomo appare sulla soglia, Farruku gli punta addosso la pistola e spara tre colpi. Il bersaglio fa in tempo a chiudere la porta e dei tre proiettili solo uno lo raggiunge di striscio, gli altri due finiscono nel legno dell’entrata.

Colpi esplosi a distanza ravvicinata che, secondo la tesi della difesa, se davvero l’imputato avesse voluto uccidere il suo rivale sarebbero andati a segno con relativa facilità. Un’intimidazione, non un tentativo di omicidio, è stata la difesa dell’operaio. Sparati i tre colpi il 40enne se ne tornò a casa, liberandosi della pistola.

L’episodio non poteva restare confinato in una disputa da regolare con le armi. La questione aperta con la pistola, venne chiusa dai carabinieri del nucleo investigativo con le manette ai polsi dello sparatore che nel frattempo ha perdonato la moglie per la sbandata presa per l’ormai ex amico di famiglia.

Nelle sue dichiarazioni agli inquirenti c’è l’ammissione del fatto, ma non una parola di pentimento. Il giudice si è preso 30 giorni per depositare le motivazioni e poi la difesa valuterà il ricorso in appello per ottenere uno sconto di pena.

© RIPRODUZIONE RISERVATA