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Stop agli esuberi nel caseificio di Volterra, ma slitta la riapertura dopo il rogo

L’incendio che il 15 aprile scorso causò gravi danni allo stabilimento di Montemiccioli

All’ex Pinzani scongiurato il ridimensionamento con le uscite volontarie. L’attività nello stabilimento chiuso da aprile ripartirà a primavera 2022

VOLTERRA. Le uscite volontarie e incentivate scongiurano gli esuberi, ma il complesso percorso di bonifica avviato negli scorsi mesi allunga ulteriormente i tempi per la riapertura dello stabilimento. Slitta alla prossima primavera la possibile riattivazione dell’ex caseificio Pinzani, la storica azienda di Montemiccioli di proprietà del gruppo Granarolo, chiusa dallo scorso aprile a causa di un incendio che ha devastato i locali produttivi e i magazzini.

Prevista per l’inizio del prossimo anno, la ripartenza dello stabilimento attivo nella produzione di pecorini di alta qualità è stata rimandata di qualche mese a causa del complicato percorso di bonifica, riqualificazione e ripristino delle strutture che il colosso alimentare ha avviato dopo l’incendio per risollevare e rendere nuovamente produttivi i locali, ulteriormente danneggiati nei mesi scorsi da un maxi-furto (dall’azienda è stata asportata un’importante quantità di cavi elettrici per, probabilmente, ricavare il rame contenuto al loro interno) .


L’obiettivo della società è di riattivare nei mesi primaverili almeno una parte della produzione, anche se ai tavoli sindacali e a quelli di crisi avviati dalla Regione Toscana non ha chiarito le modalità con cui intende ripartire. Incognita, quest’ultima, a cui si contrappone una certezza. Nel futuro, riqualificato, stabilimento farà ingresso l’intero organico. O almeno, tutti i lavoratori che negli ultimi mesi non hanno deciso, attraverso accordi individuali, di lasciare l’azienda volontariamente e attraverso il sistema di incentivi messo in campo dalla società.

Dopo aver ritirato l’ipotesi di cessione del ramo d’azienda creato nel 2014 per controllare lo stabilimento volterrano, al tavolo di crisi Granarolo ha infatti fatto un passo indietro anche sugli esuberi dichiarati lo scorso marzo. Nove lavoratori su 18. Un dimezzamento della forza lavoro per far fronte ad una produzione troppo elevata di un prodotto di nicchia che non è riuscito a trovare collocazione nei mercati della grande distribuzione.

L’uscita volontaria di sette lavoratori, che negli ultimi mesi hanno lasciato l’azienda usufruendo del sistema degli incentivi all’esodo, ha permesso di far rientrare il possibile allarme occupazionale e di prevenire il ridimensionamento dell’organico che la società avrebbe voluto concretizzare anche per fronteggiare una sovrapproduzione di quelli che sono formaggi apprezzati anche all’estero e l’impossibilità, causa Covid, di materializzare nuovi progetti, da aperture a percorsi degustativi interni dedicati ai visitatori. «Il marchio si posizionerà sul mercato sicuramente con una produzione inferiore, ma occorre capire le intenzioni di Granarolo», sottolinea la Fai-Cisl. Tra sindacato e società prosegue l’interlocuzione per fissare le basi per una ripartenza che possa garantire stabilità alla storica azienda e il “reintegro” di tutti i lavoratori, ancora sottoposti al regime di cassa integrazione in deroga.

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