Adolescenti, al Telefono Amico 10 richieste di aiuto al giorno

Si rivolgono al numero in preda a crisi d’ansia, sbalzi d’umore e paure a causa di lutti, bullismo e traumi

PONTEDERA. Proteggere gli adolescenti. Aiutarli a coltivare la speranza nel futuro, anche in un periodo di grande incertezza come quello che, causa Covid, stiamo vivendo.

Capire se qualcosa li opprime e come aiutarli è un compito complicato e delicato. Perché oggi, alle situazioni difficili e inattese come un litigio con un amico o un brutto voto a scuola, una situazione violenta o drammatica tra le mura familiari o una dipendenza, si sono aggiunte anche quelle legate allo stress della pandemia, alla paura, all’isolamento sociale a cui i ragazzi sono stati costretti per un lungo periodo. È quanto emerge dalle telefonate giornaliere che la Fondazione Charlie Telefono Amico riceve. Nell’ultimo anno quasi 2mila prese in carico e altri 2mila contatti. Un totale di 4mila chiamate arrivate da giovani che chiedevano di non essere lasciati soli ad affrontare problemi che affogavano la loro quotidianità. Le telefonate piovono da tutta Italia. Centinaia sono quelle delle Valdera. «Charlie nasce a Pontedera, nel 1990 su iniziativa della cooperativa Il Ponte – ripercorre le tappe il presidente Angelo Migliarini – come servizio di ascolto anonimo, riservato e gratuito, legato a problematiche come la tossicodipendenza, alcolismo e Aids. Si è rivelato fin da subito uno strumento straordinario per intercettare il disagio e per raccogliere dati sul sommerso. A Charlie si rivolgono persone che per diversi motivi scelgono di non mettersi in contatto con i servizi pubblici o che ne restano deluse. Poi, nel corso del tempo ha modificato i propri obiettivi, assecondando le necessità, i linguaggi e le modalità comunicative degli adolescenti».


E loro chiamano perché stanno vivendo la separazione dei genitori, un lutto, una storia d’amore finita male. Hanno crisi d’ansia, sbalzi d’umore, paura di fallire. Pensano di non farcela da soli e ricorrono all’uso di sostanze. Sono vittime di bullismo e non si sentono accettati dai coetanei soccombendo sotto il peso della conformità. Mettono in atto comportamenti a rischio che li portano ad essere vulnerabili e a volte facilmente adescabili.

«Non avere punti di riferimento sicuri, non crescere in un clima di accoglienza e di confronto spinge alla solitudine che è un tratto trasversale, caratteristico della maggior parte degli adolescenti, anche quelli più connessi. Anzi, proprio loro si dimostrano i più fragili». E la Fondazione con i suoi operatori volontari è presente. «Siamo in prima linea ma in punta di piedi. I volontari ascoltano con sensibilità, riservatezza e senza mai giudicare». La Fondazione Charlie, ora costituita dai comuni di Pontedera e Peccioli, Provincia di Pisa, cooperativa Sociale Arnera, Geofor e Belvedere, ha il patrocinio di Ministero della Salute, Regione e Presidenza del Consiglio dei Ministri. Nelle prossime settimane Charlie cambierà sede. «Grazie alla vicinanza che l’amministrazione comunale ci ha sempre dimostrato – conclude il presidente – traslocheremo nei locali delle ex scuderie di Villa Crastan perché la sede precedente era ormai inadeguata. Abiteremo un contesto vivo che ci farà sentire meno isolati».

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