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Il Covid uccide un imprenditore di 56 anni. La moglie ammette: «Non era vaccinato»

L'azienda dell'imprenditore morto

Era il fondatore e titolare della di un'azienda di San Miniato che commercializzava vini anche all’estero. Contagiati anche la donna e i figli

SAN MINIATO. Nove giorni di ricovero all’ospedale Santa Maria a Annunziata di Bagno a Ripoli. È lì che l’Asl Toscana Centro ha allestito uno dei reparti Covid del suo territorio. Ed è sempre in quel complesso ospedaliero che l’altro giorno è morto uno degli imprenditori più conosciuti di San Miniato.

David Volterrani, 56 anni, era il fondatore e titolare della Cerester, azienda che commercializza vino e che dà lavoro a una ventina di dipendenti. L’imprenditore era stato contagiato dal coronavirus, in una forma subito aggressiva. Che alla fine non gli ha lasciato scampo.

«Purtroppo non credeva molto nei vaccini per questo maledetto virus – dice la moglie, Irene Bimbi – e per scelta non si era vaccinato». La donna lavora nell’azienda di famiglia, così come i figli Pietro e Chiara. Tutti e tre sono stati contagiati dal Covid-19. «Sotto l’aspetto della salute stiamo bene – aggiunge la moglie – ma psicologicamente siamo distrutti».

Il 56enne lascia anche il fratello Walter Volterrani che lavora come impiegato in un’azienda di Pescia. La salma è esposta nella casa di famiglia in via Tosco Romagnola Ovest al numero civico 234 e lì resterà fino alle 14.30 di oggi, quando si muoverà il corteo di auto verso la chiesa della parrocchia di Cigoli dove alle 15 sarà celebrato il funerale.

La notizia della morte dell’imprenditore si è diffusa rapidamente, sia a San Miniato Basso che nell’ambiente degli operatori del settore vinicolo. Del resto, Volterrani era l’anima di una realtà che per anni ha portato avanti la vendita di vino sfuso. E, negli ultimi tempi, aveva trovato un buon canale per la vendita dei prodotti anche in Nord Europa, nei paesi scandinavi per la precisione.

Un capitano d’azienda che aveva ereditato la passione per il vino dal padre. E, come si legge sul sito Internet della Cerester, «prima di fondarla, ha viaggiato in Australia e Nuova Zelanda per prendere parte a due diverse vendemmie. Da quel momento non ha mai smesso di viaggiare e ha partecipato a fiere vinicole in tutto il mondo. Nel 1994, David decise di fondare Cerester, la sua attività. All’inizio la cantina si occupava principalmente di commercializzazione di vini sfusi. Negli ultimi 5-6 anni, Cerester ha modernizzato le proprie strutture e ha gradualmente convertito la produzione dallo sfuso all’imbottigliato. Il team Cerester ha creato brand che hanno stanno riscuotendo successo in varie zone del mondo».

Qualche anno fa, David Volterrani salì alla ribalta delle cronache per l’incendio di un elicottero che aveva in uso a La Scala. Un rogo doloso su cui, però, poi è calato il silenzio.

Ora questa tragedia in un momento in cui la pandemia sta colpendo di nuovo l’Italia. E che crea problemi (anche gravi) alle persone che per scelta o per motivi di salute, non si vaccinano. Volterrani era uno di quei casi. «Un uomo solare che affrontava le sfide della vita a viso aperto», dice la moglie con una voce commossa ma decisa, dignitosa.

«Non lo vedevamo dal giorno del ricovero», aggiunge. Poi le condizioni di salute che si sono aggravate. Le notizie date dall’equipe medica sempre meno rassicuranti. Fino al triste epilogo dell’altro giorno che crea un vuoto incolmabile nel cuore dei familiari e nella vita delle tante persone che gli hanno voluto bene.

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