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Narcotizzato e rapinato: a processo una donna di 37 anni

Il riscontro tra le tracce trovate in cucina e le impronte digitali dell'imputata

Pontedera, l'accusa all'imputata: lo ha adescato per stordirlo e prendergli i soldi

PONTEDERA. Se non avesse avuto bisogno di rinnovare il permesso di soggiorno con ogni probabilità nessuno l’avrebbe mai cercata.

Di sicuro avrebbe evitato un processo in cui deve rispondere di un reato grave, la rapina aggravata. Non solo per aver usato una sostanza narcotizzante per rendere innocuo il suo bersaglio, ma anche perché l’obiettivo del colpo in casa era un pensionato di età superiore ai 65 anni. E la legge, proprio per tutelare le fasce di età più vulnerabili, ha previsto l’aggravante con aumento di pena per chi trasforma gli anziani in vittime di furti o rapine.


Lei, l’imputata, Olena Pits, 37 anni, ucraina residente a Pisa, ha scelto di essere giudicata con rito abbreviato davanti al gup Donato D’Auria. Il pm Giancarlo Dominijanni ha chiesto il rinvio a giudizio per un episodio avvenuto nell’agosto 2020 ai danni di un anziano che ora ha 77 anni.

Secondo la Procura, sulla base delle indagini dei carabinieri della Compagnia di Pontedera, la donna avrebbe in qualche modo irretito il pensionato incontrato in strada riuscendo a farsi invitare a casa.

Lui, vedovo, vive da solo. L’approccio avviene di mattina. C’è tempo per farla salire in auto e poi andare a casa, un’abitazione con giardino alla periferia di Pontedera.

Quello che succede nella casa sarà l’argomento centrale della prossima udienza quando, in abbreviato, la 37enne, difesa dall’avvocato Massimo Parenti, darà la sua versione dei fatti negando di aver rapinato il pensionato.

Resta per ora la versione che ha portato a processo la donna. Con uno strascico iniziale, poi andato a buon fine, che aveva visto l’anziano finire in ospedale per gli effetti di un narcotizzante somministrato a sua insaputa in dosi eccessive.

Il contesto è quello dell’adescamento, stando agli atti, e della necessità di mettere in condizione di non nuocere la vittima del raggiro.

La donna riesce a entrare in casa, prende confidenza con l’uomo e poi gli versa in un bicchiere un sedativo mescolato ad acqua. Il padrone di casa prende sonno e lei ha campo libero per prendere soldi e gioielli per alcune centinaia di euro.

Quindi se ne va. È la figlia del pensionato, preoccupata per non ricevere risposte alle sue telefonate, a presentarsi a casa. Lo trova in stato soporoso, parla a fatica.

Non ricorda, né è in grado di spiegarle cosa è successo. In ospedale le analisi accerteranno la dose di tranquillante. E poi c’è l’ammanco in casa di soldi e preziosi.

Una storia che la cronaca offre spesso nel confermare il rischio che corrono gli anziani nel mostrarsi accoglienti con gli sconosciuti.

Il destino, investigativo e non solo, volge al lieto fine quando la donna per rinnovare il permesso di soggiorno deve fornire le impronte digitali. I carabinieri avevano repertato le tracce in cucina su piatti e bicchieri. Essendo l’ucraina incensurata non c’erano possibilità di comparazione. Sono arrivate con il permesso di soggiorno. Un incrocio che ha combaciato alla perfezione e che ha indotto la Procura a chiedere il rinvio a giudizio della Pits per il reato di rapina aggravata.

Per quale motivo e cosa ci faceva nella casa del rapinato, il giorno della sparizione della refurtiva, sono tra le spiegazioni che l’imputata dovrà dare al giudice.

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