Ponce, mandarino e passione: la Guiducci compie cent’anni

Dall’intuizione di Russo nel 1921 all’ingresso in azienda di Giacomo (quarta generazione): il liquorificio orgoglio di Ponsacco premiato dall’amministrazione comunale per il traguardo 


Era il 1921 e Russo Guiducci ebbe l’intuizione: produrre liquori. In due, poi, con la bicicletta erano incaricati della distribuzione delle bottiglie nelle province di Pisa e Livorno. Non più di sei a viaggio.

Non era un Giro d’Italia il loro, a quello ci pensava Alfredo Binda, in quegli anni, che, anzi, venne anche pagato (era il 1930) per non disputarlo sennò l’avrebbe vinto. Cioè, rivinto. Quei due erano pagati per portare nei bar le bottiglie del liquorificio Guiducci: sei bottiglie per viaggio era, appunto, la capienza massima del bauletto sul manubrio. Oggi si direbbe che quelle bottiglie contenevano l’eccellenza. Negli anni Venti e Trenta dell’altro secolo si chiamavano bontà.

Ieri mattina l’amministrazione comunale di Ponsacco, con la sindaca Francesca Brogi in testa ha voluto celebrare il primo secolo di vita dell’azienda Guiducci, omaggiandola con una targa di riconoscimento. Un traguardo storico raggiunto partendo da un piccolo laboratorio, per poi diventare un’azienda che ha attraversato ben tre generazioni, diventate da poco tempo quattro le quali con l’ingresso in azienda del trentenne Giacomo. Determinazione e passione hanno reso la loro attività e i loro prodotti artigianali famosi in mezza Italia. «La Toscana, dice appunto Giacomo Guiducci – la compriamo tutta grazie alla presenza oltre che nei bar e locali pubblici, nella catena dei grandi supermercati. Poi ci spingiamo anche in Liguria e nell’Alto Lazio».

I primi liquori, un secolo fa, nascono da un piccolo alambicco distillatore, il talento c’è tutto, le soddisfazioni commerciali non tardano ad arrivare e viene ampliato l’organico occupazionale; uno, due, tre dipendenti nei momenti di maggior richiesta. Oggi sono quattro gli occupati e abbracciano un po’ tutti gli aspetti della produzione fino alla commercializzazione.

Il liquorificio Guiducci sfonda sul mercato. E lo fa con prodotti genuini, con specialità. Con metodi di produzione attenti e materie prime prodotte in Italia, eseguite con antiche ricette artigianali al fine di non alterare il gusto degli aromi naturali.

Celeberrimo è il ponce alla livornese dello storico liquorificio pisano Mugnetti, fondato nel 1909, di cui l’azienda Guiducci, ha acquisito il marchio e la ricetta originale. Un must soprattutto nei bar della costa Toscana. Idoneo per tutte le stagioni, si degusta in appositi bicchieri ( “gottini”), insieme all’immancabile scorza (vela) di limone. Oppure il liquore al mandarino, particolarmente adatto al periodo invernale: si degusta scaldato liscio o con uno spruzzo di vapore della macchina espresso. O anche la grappa ottenuta da distillati di vinacce provenienti dai piccoli borghi toscani. Imbottigliata nella tradizionale fiaschetta da 50 cl.

Ma ci sono anche le “miscelazioni” come la vodka, o il Ron havanero, o il Dry gin. Oppure i liquori per dolci, o gli aperitivi e i digestivi. «Non dimentichiamoci del Sassolino da correzione e il limoncello» rintuzza prontamente Giacomo Guiducci.

Prodotti curati in ogni dettaglio, dalla scelta del concept al packaging, in un percorso che l’azienda conduce insieme con i propri clienti. La versatilità delle linee d’imbottigliamento e la possibilità di scegliere tra molti formati ne fanno un vero cavallo di battaglia. E così Guiducci diventa anche punto di riferimento per le piccole e grandi imprese.

Oggi il liquorificio Guiducci è una realtà – una bella realtà – di elevata valenza storica forte di quattro generazioni e un secolo di vita. La terza generazione formata dai cugini Michele e Marco, che prosegue il solco iniziato da Russo. E quella che ha mosso i primi passi appena dopo i postumi della seconda guerra mondiale, con il piccolo laboratorio che lascia spazio a una fabbrica vera e propria, sia pur sempre a conduzione familiare, e i figli – Lando, Bruno e Sergio – crescendo affiancano in tutto e per tutto il padre Russo. E ora, appunto anche il figlio di Michele che si occupa dell’amministrazione, Giacomo addetto al marketing. Marco, fratello di Michele è addetto alla produzione. Durante il boom economico il liquorificio allarga notevolmente il proprio volume d’affari. E il Covid non ha scalfito in pratica l’attività. Insomma, se si deve bere responsabilmente, bere bene è meglio.