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Rilasciava certificati di idoneità sportiva senza averne titolo, condannato ex medico Inps

Pontedera, l'uomo è stato condannato in primo grado a un anno e sei mesi senza la condizionale per truffa aggravata ai danni dello Stato e falso ideologico

PONTEDERA. Un anno e sei mesi senza la condizionale per truffa aggravata ai danni dello Stato e falso ideologico. È la sentenza del processo che in primo grado accerta la responsabilità di un ex dirigente medico dell’Inps, ora in pensione, accusato di aver rilasciato decine e decine di certificati di idoneità sportiva senza averne titolo. Il verdetto a carico del dottor Renato Mansani, 67 anni, di Pontedera, è arrivato dopo una breve camera di consiglio del primo collegio (presidente Cipolletta, a latere Mirani e Messina). Il pm Giovanni Porpora aveva chiesto una condanna a tre anni, mentre l’avvocato Alberto Marchesi aveva invocato l’assoluzione. Il medico è stato assolto perché il fatto non sussiste dal reato di abuso d’ufficio.

Ieri è stato sentito anche l’imputato che ha ricordato di aver ricevuto altre due condanne, per reati analoghi, a Massa e a Lucca. Iscritto alla federazione dei medici sportivi, il dottor Mansani ha spiegato di non aver concluso la specializzazione (ha fatto solo 2 anni su 3) a causa dell’assunzione all’Inps.


Pallavolista ad alti livelli, anche in serie A, il medico ha sempre avuto la passione per lo sport. Solo che, stando all’accusa, non avrebbe potuto rilasciare certificati di idoneità sportiva di competenza Asl. Peraltro in alcune occasioni avrebbe ricevuto all’ora di pranzo i “clienti” nella sede Inps e con un semplice colloquio sulla storia clinica dell’atleta avrebbe firmato i certificati. Quando il pm gli ha chiesto se venisse pagato, il medico ha risposto: «Sì, 35 euro per ogni certificato». I beneficiari erano concentrati in Valdera con diversi sportivi anche in provincia di Livorno. Sono stati i carabinieri del Nas a procedere con accertamenti e sequestri.

Smessi i panni del medico Inps, Mansani vestiva quelli del medico sportivo specialmente per gli iscritti a una palestra di Ponsacco. «Un giorno è capitato che mi chiedessero con urgenza dei certificati per una partita di calcetto – ha ricordato l’imputato –. È per quello che li ho fatti venire all’Inps». All’obiezione del pm sull’assenza di una visita vera e propria, il medico ha risposto: «Si trattava di rinnovi e non c’erano bisogno di riscontri strumentali. E comunque avevano documenti che confermavano le rispettive anamnesi cliniche e poi mi sono basato anche sulla mia esperienza. Tanti erano militari dei parà che sono già ben controllati».

All’epoca delle prime indagini, il medico venne sospeso dal servizio, provvedimento poi annullato dal Riesame. L’avvocato Marchesi ha sottolineato che, pur in assenza di un danno patrimoniale e la mancata costituzione di parte civile dell’Inps, quando Mansani è andato in pensione ha voluto versare una cifra simbolica per un ristoro del danno di immagine nei confronti dell’istituto per il quale aveva lavorato per oltre 30 anni. Per il difensore l’attività di medico sportivo era consentita dall’Inps e nel suo lavoro parallelo Mansani non ha provocato danni all’ente, né ha tratto vantaggi patrimoniali a spese dell’Inps. L’assoluzione invocata alla fine dell’arringa non è arrivata.

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