«Il dolore per la morte di mio fratello si rinnova ad ogni tragedia sul lavoro»

La sorella di Fabio Cerretani, schiacchiato da una pressa alla Revet nel 2017: «Processi troppo lunghi»

Calcinaia. Una mostra con i volti e le emozioni di chi ha perso la vita sul lavoro. Nell’atrio e nella biblioteca del palazzo municipale di Calcinaia, grazie all’impegno ormai più che ventennale dell’associazione nazionale “Ruggero Toffolutti” per la sicurezza sul lavoro e al patrocinio del Comune stesso, è stata allestita l’esposizione fotografica “Non numeri, ma persone”, che ritrae uomini e donne vittime di infortuni nei momenti sereni della loro vita. Tra le immagini presenti ci sono anche quelle di Ruggero Toffolutti, giovane lavoratore scomparso nel 1998 a Piombino, e Fabio Cerretani, operaio di 54 anni, morto nell’azienda Revet a Pontedera il 23 settembre 2017 schiacciato da una pressa. Le due foto, simbolicamente, sono esposte proprio all’ingresso del Comune e introducono la mostra inaugurata in occasione della Giornata nazionale delle vittime di incidenti sul lavoro.

LE STORIE


All’inaugurazione anche Elena Pasquini, presidentessa dell’associazione Toffolutti, e Susanna Cerretani, sorella di Fabio. «Ho perso mio marito nel 2006 per un incidente sul lavoro – racconta Pasquini – si sopravvive a questi dolori, ma lo si può fare in un modo solo: con rabbia e con amore, come lo slogan di una delle campagne che abbiamo portato avanti in questi anni». Anche Cerretani racconta la sua storia personale. «Le morti sul lavoro sono ormai quotidiane e il mio dolore si rinnova ogni volta – dice – quando penso a mio fratello Fabio e a quanto gli è accaduto in quel maledetto giorno, penso a tutte le vittime e ai loro familiari: i tempi processuali così lunghi, spesso, rendono fragile la verifica delle dinamiche e delle responsabilità».

LAVORO È VITA

«Sono orgoglioso di poter inaugurare questa mostra itinerante – dice il sindaco Cristiano Alderigi – come amministrazione, la questione del lavoro e della sicurezza dei lavoratori ci sta particolarmente a cuore». E se al 31 agosto i decessi sui luoghi di lavoro sono 772, il fenomeno non può e non deve essere ignorato. «Non si può uscire dal proprio lavoro senza vita, perché il lavoro stesso è vita, tutti hanno doveri affinché questo non accada mai più: istituzioni, imprese, sindacati». Per il sindaco, garantire la sicurezza dei lavoratori non ha prezzo. «Come si fa a distogliere lo sguardo da un fenomeno di questo tipo? È un tema vitale per i lavoratori, in tutti i sensi – afferma – la sicurezza, per le aziende, non è un costo, ma un investimento».

IL SENSO DELLA MOSTRA

Proprio in questa direzione, per promuovere e sensibilizzare sulle tematiche legate alla sicurezza sul lavoro e sulla dignità del lavoro stesso, si impegna da più di vent’anni l’associazione dedicata alla memoria di Ruggero Toffolutti. «Dal 2009 a oggi, la mostra ha già fatto 85 allestimenti, gli ultimi dedicati a Fabio Cerretani – spiega Valeria Parrini, madre di Ruggero, giornalista e cofondatrice dell’associazione – il nostro obiettivo è quello di favorire la tutela della vita e della sicurezza dei lavoratori contro gli incidenti sul lavoro, sensibilizzando l’opinione pubblica». In questo senso, la mostra “Non numeri, ma persone” ha un significato più ampio, volendo dare un volto ai freddi numeri delle statistiche. «Abbiamo fatto molte campagne – continua – l’ultima s’intitola “Lavoro: usciamone vivi” e a essa partecipa come testimonial anche don Luigi Ciotti». Le attività dell’associazione non si fermano qui. «Lavoriamo con le scuole, in Italia manca una cultura della sicurezza sul lavoro – conclude – inoltre, realizzeremo presto anche un’altra mostra con il fotografo livornese Alessio Brondi, che ha immortalato alcuni lavoratori che si sono infortunati sul lavoro».

GLI ORARI

La mostra sarà visitabile sino a venerdì 22 ottobre la mattina (da lunedì a sabato) dalle 10 alle 13 e il pomeriggio (da lunedì a venerdì) dalle 15.30 alle 18.30.

IL PROCESSO

Non è vicina la sentenza sulla morte di Fabio Cerretani. A distanza di oltre quattro anni dalla tragedia le tappe processuali non procedono spedite. A metà gennaio saranno sentiti altri testi della Procura in un dibattimento in cui sono imputati per omicidio in concorso quattro tra manager e colleghi del 54enne operaio di Montopoli Valdarno morto all’interno della Revet la mattina del 23 settembre 2017. È nel processo come responsabile civile la Revet Spa. La sorella dell’operaio si è costituita parte civile con l’avvocato Michela Simoncini. I quattro imputati, ognuno per quella che viene contestata nella filiera delle responsabilità, devono rispondere di una serie di mancanze, il cui epilogo fu la morte del 54enne schiacciato da una pressa. A giudizio sono finiti Giuseppe Gaglio, 45 anni, di Collesalvetti, collega della vittima che azionò il macchinario dagli effetti letali; Massimo Rossi, 49 anni, direttore dello stabilimento e responsabile della sicurezza, di Cecina; Emanuele Rappa, legale rappresentante di Revet Recycling in qualità di amministratore delegato, di Montevarchi; l’ingegner Fabrizio Vitale, 53 anni, consulente esterno per la sicurezza, di Livorno. Gli imputati sono difesi, tra gli altri, dagli avvocati Stefano Del Corso, Marco Guercio ed Emiliano Porri.