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Faida armata nel mondo rom: definitive le sei condanne

Un controllo della polizia in un campo rom

Si conclude la vicenda giudiziaria iniziata nel 2008 con due spedizioni punitive. Colpi di pistola e accoltellamenti tra il podere Cincinnato e Coltano

Era il gennaio 2008 quando colpi di pistola e coltelli segnarono la sequenza di una battaglia da Far West tra gruppi rivali nel mondo rom pisano. Due spedizioni punitive cruente nella premesse e violente nei modi quelle che portarono a diversi arresti della polizia e feriti in ospedale. Con i tempi di una giustizia a scartamento ridotto su quella faida arriva la parola definitiva della Cassazione.

La Suprema Corte ha respinto i ricorsi dei sei imputati confermando il cuore delle accuse e annullando solo un contorno di pene accessorie e di aggravanti. La Cassazione ha confermato le pene dell’appello: dai quattro anni ai quattro anni e quattro mesi per Agim Zuka, 39 anni, di Pontedera; Alija Zuka, di Pontedera, 32 anni; Ismet Dubovic, 47 anni; Ramiz Dubovic, 44 anni; Agron Asani, 41 anni.


Pena inferiore per Francesco Hajrizi, 37 anni. La polizia fermò una cinquantina tra kosovari e macedoni e una ventina finirono in manette.

Una rissa con sparatoria, ipotizzarono gli investigatori, intervenuti al campo nomadi di Coltano dopo che alcuni rom erano finiti all'ospedale. I due gruppi contrapposti si ritrovarono al centro di un blitz, a metà gennaio 2008, al campo nomadi di Coltano e in due case, a Marina e a Gello di Pontedera, nel podere Cincinnato. Secondo la Procura l’antefatto era stata una rissa seguita da due spedizioni punitive finite con cinque persone accoltellate e l’esplosione di colpi di pistola in viale D’Annunzio, con tanto di bossoli ritrovati sull’asfalto. Scrive la Cassazione per chiarire l’aspetto del concorso nella consumazione del reato: «Qualora più persone, una delle quali dotata di arma da sparo, prendano parte a una spedizione punitiva nei confronti di terzi o, comunque, a delitto, rispetto a cui l’uso dell’arma è strumentale, tutti i partecipanti all’azione rispondono di concorso nell’illegale detenzione e nell’illegale porto dell’arma, quando emerga la consapevolezza della presenza dell'arma stessa, ben visibile, al fine della riuscita dell'atto dimostrativo e violento; il fatto rivela la chiara adesione anche del soggetto che non porta materialmente lo strumento di offesa ai reati concernenti l’arma per l’evidente concorso morale estrinsecatosi nella forma del rafforzamento dell’azione delittuosa posta materialmente in essere dal soggetto che detiene e porta l’arma finalizzata alla spedizione punitiva o, comunque, al delitto fine».

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