Allarme Anmil: «La cultura della prevenzione sul lavoro è ancora assente»

La denuncia della reggente provinciale di Pisa Caponi: «Troppe situazioni sfuggono alle maglie dei controlli»

PONTEDERA. Voleva stabilirsi definitivamente in Italia. In Alta Valdera. A Peccioli, dove aveva trovato un impiego stabile e dove aveva deciso di vivere con la moglie e i suoi figli. E per integrarsi meglio e ancora più velocemente voleva apprendere correttamente l’italiano. Ma non ce l’ha fatta. Il suo cammino verso il futuro è stato interrotto bruscamente da un incidente sul lavoro che gli è risultato fatale. A soli 33 anni ha detto addio ai sogni e alla famiglia a causa della benna di una ruspa che gli ha spaccato la testa mentre di domenica stava tagliando della legna in una tenuta del comune di Peccioli. L’indiano Singh Jitendra e la sua drammatica storia sono stati ricordati ieri in occasione della Giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro che l’Anmil (Associazione nazionale lavoratori mutilati e invalidi del lavoro) ha celebrato a Pontedera (in piazza Garibaldi) alla presenza, tra gli altri, del dottor Luca Pierini, preside del Centro provinciale per l’istruzione degli adulti. «Singh – ha affermato Pierini – era un nostro alunno. Oltre a una gran voglia di lavorare aveva il desiderio di consolidare la sua posizione all’interno della comunità. Si sentiva sempre più italiano e proprio per questo si era iscritto al corso di lingua italiana per stranieri».

A Singh – è stato sottolineato di fronte alle istituzioni presenti, tra cui la vice prefetto vicario Emanuela Saveria Greco, l’assessora regionale al lavoro, formazione e istruzione Alessandra Nardini, il sindaco del Comune di Pontedera Matteo Franconi, la direttrice dell’Inail di Pisa Barbara Bonvini, il maggiore Simon Paolini, responsabile della sicurezza e della prevenzione della 46esima Brigata Aerea, e numerosi rappresentanti di altri Comuni – si aggiungono purtroppo nuove vittime ogni giorno, con una frequenza che è diventato impossibile ignorare.


«Tutte le morti e gli incidenti di questi mesi – ha detto la presidente reggente dell’Anmil pisana Alessandra Caponi – sono il segno che qualcosa non sta funzionando, che troppe situazioni sfuggono alle maglie del controllo. Non c’è cultura della prevenzione nelle nostre aziende, dove rischi comunque prevedibili continuano a provocare tragici incidenti. Non possiamo restare fermi a guardare, e oggi chiediamo a gran voce che si faccia di più per combattere questa piaga vergognosa. Dobbiamo moltiplicare gli sforzi per diffondere una vera cultura della sicurezza, attraverso una formazione efficace e non solo nozionistica, sensibilizzando datori di lavoro, lavoratori e, prima di tutti, i giovani lavoratori di domani. Siamo certi che questo approccio possa contribuire in modo sostanziale a far assimilare il concetto di sicurezza non solo come indice del livello di civiltà di un Paese, ma anche come fattore di competitività e di sviluppo, per arrivare a porre la persone, le sue condizioni psicofisiche e la sua stessa vita al centro della programmazione e gestione del lavoro. Quello che stiamo attraversando è un momento delicato, in cui il blocco delle attività economiche provocato dalla pandemia sta lasciando finalmente il posto alla ripresa e agli investimenti: non dobbiamo permettere che ciò accada a scapito della sicurezza».