Highlander Gavino Sanna: dal coma al trionfo al Palio di Fucecchio

Il trionfo di Gavino Sanna a Fucecchio con la contrada di Borgonovo (foto Silvi)

A febbraio scorso era stato coinvolto in un grave incidente all’ippodromo di Pisa, rischiando di morire

FUCECCHIO. Se fosse un film, sarebbe “La tempesta perfetta”, però col lieto fine: Borgonovo, pochi secondi prima che si scatenasse un nubifragio che ha letteralmente sferzato la Buca del Palio, ha vinto di cortomuso (per citare Massimiliano Allegri), al fotofinish, la quarantesima edizione del Palio di Fucecchio, la prima dell’era Covid.

Per i biancorossi si tratta del quinto trionfo, ventisei anni dopo l’ultima vittoria del 1995. Una curiosità: nel 1995 – per vincere – la dirigenza andò a pescare un fantino delle corse regolari, Massimo Donatini; stavolta capitan Massimiliano Borghini – una volta avuto in sorte il cavallo migliore, Adone da Clodia – ha ingaggiato un altro fantino da pista, il già due volte vincitore in Buca Gavino Sanna. Il minuto ma talentuoso fantino classe 1988 nativo di Burgos – che partiva di rincorsa – ha dapprima fregato la rivale Botteghe che voleva ostacolarla, poi ha iniziato una rimonta che l’ha condotta a beffare sull’arrivo Querciola con un altro fantino delle regolari, Simone Mereu.


Per “Gavineddu” è il terzo trionfo nell’ex cava d’argilla nel giro di quattro anni: 2017, 2019 e 2021. E se si tiene conto che nel 2020 il Palio non è stato corso per l’emergenza Covid, va da sé che Gavineddu fa rima con sentenza. E anche per Gavino si tratta di una vera e propria rinascita dopo il gravissimo incidente all’ippodromo di Pisa, che l’aveva fatto finire in terapia intensiva a Cisanello e ne aveva fatto temere per la vita e per la carriera.

Ma se Borgonovo ride, la rivale Botteghe piange: per i gialloviola è arrivata la “purga”, cioè la vittoria della contrada rivale, quanto di peggio possa accadere a chi vive di Palio. Borgonovo ha bruciato al fotofinish Querciola (Simone Mereu su Anda e Bola) e Porta Bernarda (Valter Pusceddu su Red Riu); poi tutte le altre, che non hanno mai realmente avuto la possibilità di giocarsela.

E si sa, il Palio è l’esatto opposto dello spirito olimpico: conta solo vincere, il secondo è solo il primo degli sconfitti.

LA GIORNATA

Ma andiamo con ordine, partendo dalle batterie, che sono volate via senza particolari patemi d’animo per il mossiere Renato Bircolotti. Nella prima c’erano San Pierino (Giuseppe Zedde su Vanadio da Clodia), Cappiano (Adrian Topalli su Spartaco da Clodia), Samo (Carlo Sanna su Ziculitth), Massarella (Andrea Coghe su Farfadet du Pecos), Torre (EnricoBruschelli su Tiepolo) e anche qui Borgonovo di rincorsa.

Dopo due false, San Pierino è scattata in testa, insieme a Borgonovo; dietro Torre e Samo, con quest’ultima che è stata risucchiata da Cappiano ed è stata eliminata insieme a Massarella, mai realmente della partita.

Situazione simile nella seconda batteria: Botteghe (Alessio Migheli su Briccona da Clodia),Porta Raimonda (Jonatan Bartoletti su Bosea), Querciola (Mereu su Anda e Bola), Sant’Andrea (Federico Arri su Albalonga) e Ferruzza (Dino Pes su Zaminde) di rincorsa.

Dopo qualche minuto di confusione fra i canapi, le due Porte scattano davanti portandosi dietro Botteghe e Sant’Andrea; i campioni in carica, però, vengono passati all’interno da una Querciola in grande spolvero, che si porta a casa il primo posto e la finale. Fuori dai giochi Sant’Andrea e una deludente Ferruzza.

CAPITOLO FINALE

Borgonovo ancora di rincorsa, con Botteghe che si mette in settima posizione per ostacolarne l’abbrivio; Sanna, però, dopo una mezz’ora di bagarre, sfrutta l’unico momento di esitazione di Migheli e lo brucia, lasciandolo praticamente alla mossa.

Davanti schizzano Porta Bernarda e Querciola, ma Borgonovo risale come un razzo e beffa al fotofinish Querciola. Una rincorsa – è proprio il caso di dirlo – a vincere il Palio durata 26 anni, che si è conclusa con una Buca spazzata da un acquazzone incredibile che ha fatto scattare il fuggi fuggi e bagnata soprattutto dalle lacrime di gioia dei contradaioli biancorossi.

HIGLANDER GAVINO

Gavino Sanna da ieri potrebbe essere utilizzato come simbolo di resilienza e forza d’animo, perché a febbraio scorso era stato coinvolto in un grave incidente all’ippodromo di Pisa, riportando conseguenze molto serie e rischiando di morire.

Gavino aveva subito gravi fratture e lo schiacciamento di un polmone, passando molti giorni nella terapia intensiva di Cisanello. In quei momenti la sua famiglia pensava soltanto al fatto che tornasse a vivere sereno, sicuramente non alla possibilità che sette mesi dopo trionfasse nella "sua" Fucecchio.

Ma che Gavino fosse diverso dagli altri, l’aveva dimostrato il fatto che era tornato in Buca per la corsa di primavera e aveva vinto subito in scioltezza la sua batteria. Un recupero lampo, che non ne ha minato le qualità tecniche; e quello di ieri per lui è stato un salto di livello notevole, perché a Fucecchio non aveva mai corso avendo la nemica e coi favori del pronostico. Sarebbe potuto finire schiacciato dalle pressioni e dai giochi della rivale e invece l’ha colta impreparata e ha firmato il suo terzo capolavoro della sua trilogia fucecchiese.

A conti fatti, si sta davvero dimostrando il Messi del Palio di Fucecchio. Chissà come si dice o si scrive "Veni, vidi, vici" in sardo.

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