Nuova vita per l’archivio Vivaldi: «Un museo di storia della città»

Giovanni Vivaldi all’interno dei locali in cui è stato accumulato tantissimo materiale di grande interesse

Accordo tra la famiglia e il Comune per valorizzare il materiale raccolto in 75 anni tra manifesti del carnevale, libri, cataloghi di mostre e cartoline di Pontedera 

PONTEDERA. L’odore, prima di tutto, il profumo di inchiostro e di carta. E poi la magia dei colori, degli scaffali pieni di libri, dei manifesti appesi alle pareti, delle opere compiute e incompiute di Babb. Si sale uno scalino di un fondo come tanti in via della Repubblica, si apre una porta a vetri e si spalancano 75 anni di storia di Pontedera. È l’archivio della famiglia Vivaldi. È tutto il materiale che Sergio Vivaldi, titolare della tipografia pontederese Bandecchi e Vivaldi, ha rigorosamente accumulato e conservato negli anni, fino alla morte avvenuta proprio qualche settimana fa. E che ora, grazie ad un accordo con il Comune potrà essere a disposizione della città.

«Ho incontrato Giovanni, il fratello di Sergio e la prossima settimana – spiega il sindaco Matteo Franconi – formalizzeremo la nostra collaborazione. Sottoscriveremo una lettera d’intenti». Dalle 7mila cartoline che ritraggono angoli e strade di Pontedera ai depliant della Vespa. Dalle scatole porta-oggetti alle carte da gioco. Dalle macchine da scrivere di una volta a oltre 70 edizioni di Pinocchio in tutte le lingue del mondo. Dai mille cataloghi di mostre alle locandine del teatro quando ancora era in via Manzoni. È la memoria della città. Un identikit variegato e mutevole dei suoi abitanti. Che racconta il passato ma richiama il futuro. Con una serie di progetti da sviluppare, idee da far decollare. «Tante sono le iniziative che potremo attivare avendo a disposizione questo archivio. Penso alla Biblioteca Gronchi ma anche alla semplice visita, magari organizzata, di questi locali. Oppure all’utilizzo dei manifesti per esposizioni ed eventi cittadini. È una narrazione storica da punti di vista diversi dal solito e inusuali che deve essere valorizzata», aggiunge Franconi.


Per il momento è Giovanni, il più giovane dei quattro fratelli, che si preoccupa di ordinare gli oggetti della tipografia. Comprese le innumerevoli fatture che le aziende dal 1945 facevano stampare al fratello: «Sto catalogando e raccogliendo il materiale che Sergio conservava qui e a casa sua». Dove l’intera cantina è dedicata ai ricordi. In bianco e nero o «a colori, da quando comprammo un macchinario tedesco che stampava in quadricromia», continua. Era il periodo dell’alluvione. La ditta tipografica si era già trasferita da via Giordano Bruno a via della Repubblica. «Trovammo tutte le stanze e tutta la carta sott’acqua. In poco più di tre mesi però riuscimmo a tornare operativi».

Giovanni faceva il disegnatore alla Piaggio, nell’ufficio Progetti. Era il fratello Sergio a mandare avanti l’attività di famiglia nata con il padre Ettore. «Nostro padre andava a imparare il mestiere in bicicletta a Casciana Terme. Era il 1917. Poi nel 1923 fondarono, insieme ai Bandecchi, la Bandecchi&Vivaldi». Un caposaldo del tessuto industriale pontederese, oggi in via Giovanni XXIII. Ma Giovanni è cresciuto nel rumore assordante delle antiche rotative. Tra caratteri e litografie. «Sono felice di rendere fruibile dei pontederesi questi oggetti. Potranno essere consultati e utilizzati da chiunque voglia: per motivi di studio, di curiosità, di ricerca. Avranno una nuova vita», conclude Giovanni.

E, ad arricchire ulteriormente il laboratorio, nella stanza a destra c’è lo spazio dove Giorgio Dal Canto, per i pontederesi Babb dipingeva. Il cavalletto, le tempere e due quadri da finire. Le immortali facce dagli occhi stralunati, tratteggiate con ironia e precisione e gli inconfondibili e caratteristiche zone della città.

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