Contenuto riservato agli abbonati

Strada di Patto, la sentenza sull'asfalto della vergogna: «Ignorati i consigli del geologo»

Un tratto del manto a “macchia di coccodrillo” della Strada di Patto (Foto Franco Silvi)

La Corte dei conti mette in fila le contestazioni ai 3 funzionari pubblici condannati a versare 700 mila euro di danni al Comune di Pontera. Il sindaco: «Nessun commento»

PONTEDERA. Lo aveva detto e scritto il geologo incaricato dal Comune di dare un giudizio sulle condizioni di una strada che dal giorno dell’inaugurazione si era dimostrata subito inadeguata e fragile.

«Era solo un consiglio» è stata la risposta dei funzionari all’epoca delle prime contestazioni sulla friabilità della “Strada di Patto”. E, comunque quel consiglio lo hanno ignorato. Lo sottolinea la Corte dei conti nel motivare, tra i vari punti di accusa, le responsabilità, con dolo civile, per i tre funzionari comunali condannati a risarcire il Comune con una somma di circa 700mila euro, divisa in quota parte.


Massimo Parrini, 59 anni di Empoli, responsabile unico dei procedimenti; l’ingegner Salvatore De Pascalis, 59 anni, di Pontedera, all’epoca direttore dei lavori; dell’architetto Marco Pasqualetti, 55 anni, di Pontedera, collaudatore delle opere. Per il secondo lotto (2007) la spesa da risarcire è di 388mila euro, una cifra che scende a 308mila per il terzo lotto (2009).

Il sindaco Matteo Franconi, contattato dal Tirreno, risponde: «Prendiamo atto della sentenza, ma non spetta alla politica commentare quanto la magistratura decide. L’amministrazione farà quel che deve fare secondo le procedure codificate».

Scrivono i giudici: «Alla luce delle risultanze delle verifiche condotte dal Santernecchi (geologo, ndr) era evidente che l’opera non rispettasse i parametri di progetto e di variante e, nonostante ciò, sono stati ritenuti regolari e pagati come da progetto. Il direttore dei lavori De Pascalis avrebbe dovuto eseguire tutte le verifiche tecniche necessarie ad assicurare la rispondenza tra il realizzato ed il contabilizzato e il responsabile del procedimento Parrini, avrebbe dovuto accertarsi circa l’esito di dette verifiche prima di autorizzare i pagamenti. Entrambe le cose non sono avvenute». E ancora: «Irrilevanti sono, in assenza di reali misurazioni di quanto eseguito, i numerosi accessi del direttore Lavori al cantiere. Non giustificabile appare la scelta di non prendere in considerazione anche quello che le parti definiscono semplice consiglio, espresso dal Santernecchi, dal momento che lo stesso, dotato delle competenze di settore, era stato appositamente incaricato (e pagato) per esprimere un parere. In ogni caso, indipendentemente da quelle che potevano essere le conclusioni a cui era giunto il geologo Santernecchi a seguito delle misurazioni effettuate, ciò che avrebbe dovuto rilevare per i tecnici coinvolti, ai fini di più approfondite verifiche, erano le reali misurazioni degli strati cui il geologo era giunto. In ogni caso, né Parrini, né De Pascalis, hanno adeguatamente motivato la ragione per cui hanno deciso di bypassare scientemente il “si consiglia” espresso dal geologo».

© RIPRODUZIONE RISERVATA