Contenuto riservato agli abbonati

Strada di Patto: falso e truffa aggravata, in tre sotto processo per i soldi non dovuti

Pontedera, un secondo fronte giudiziario a livello civile è stato aperto dall’ente di Palazzo Stefanelli contro le ditte costruttrici dei tratti andati in malora

PONTEDERA. Il primo pronunciamento sulla “Strada di Patto” è arrivato dalla magistratura contabile.

Ma in parallelo ci sono altri due giudizi in attesa di sentenza, quello civile con la causa per danni avviata dal Comune contro le ditte costruttrici, e quello penale con tre imputati, due quali dipendenti comunali, accusati vario titolo di falso ideologico commesso da pubblico ufficiale e truffa aggravata ai danni di un ente pubblico. Sono i reati contestati all’architetto Massimo Parrini, all’ingegner Salvatore De Pascalis e all’imprenditore Antonio Maisto.


Per la Procura - pm Flavia Alemi - i comportamenti sanzionati dalla Corte dei conti hanno anche un rilevanza penale. Se per la magistratura contabile c’è stato un danno da dover risarcire al Comune, per quella ordinaria siamo in presenza di violazioni del codice penale. Nell’ottobre 2013 De Pascalis e Maisto attestavano, nello stato di avanzamento di lavori «che richiamava anche i dati falsi già riportati nei precedenti Sal, l’esecuzione dei lavori in modo non rispondente al vero, poiché affermavano falsamente l’avvenuta posa in opera di uno strato di base di 12 cm, mentre lo stesso misurava 7 cm, e di uno strato di collegamento, 13 denominato “binder”, di 8 cm, mentre lo stesso misurava 5 cm, inoltre, attestavano falsamente che era stato realizzato il tappeto di usura, del tutto inesistente». E ancora De Pascalis, Maisto e Parrini, dirigente I Settore Pianificazione, Territorio e Ambiente del Comune di Pontedera, nelle vesti di responsabile del procedimento, nell’ambito del contratto di appalto sopra indicato, «attestavano falsamente, nel “certificato di regolare esecuzione” datato 24 ottobre 2014, da essi firmato, che la società Italstrade aveva svolto i lavori indicati nel contratto di appalto, nonostante le difformità evidenziate e con tale condotta, consentivano la liquidazione, a favore dell’impresa appaltatrice, della somma residua, non dovuta, di 3.793,75 euro e perché, in concorso tra loro e il Parrini concorrendo nel reato anche attraverso la sottoscrizione dei certificati di pagamento nonché emettendo la determina del 2 dicembre 2014, con cui disponeva il pagamento della somma residua di 4.173euro». A carico di Maisto anche l’accusa di false fatture.

P.B.

© RIPRODUZIONE RISERVATA