Dirigente di un istituto religioso a processo per maltrattamenti

Dopo la presentazione della querela della compagna, ora arriva il rinvio a giudizio Secondo l’accusa le vessazioni sulla donna erano fisiche e anche psicologiche 

Volterra. Il dirigente, laico, di un istituto religioso della Val di Cecina è stato rinviato a giudizio dal gup Pietro Murano con l’accusa di maltrattamenti in famiglia.

La decisione, sostenuta nella richiesta del processo dal pm Giancarlo Dominijanni, segue la querela presentata lo scorso anno dalla convivente stanca, secondo l’accusa, di subire soprusi e umiliazioni cui sarebbe stata vittima attraverso più episodi nel corso del 2020.


L’imputato è difeso dall’avvocato Andrea Di Giuliomaria e la donna si è costituita parte civile. Prima udienza il prossimo anno davanti al giudice Giulio Cesare Cipolletta.

È una storia che mette insieme crisi di relazione e reazioni ritenute violente da chi ha denunciato di averne sofferto le conseguenze. Non solo mortificazioni psicologiche dell’imputato verso la convivente - la coppia non ha figli - ma anche aggressioni fisiche accompagnate da offese e minacce. Un rapporto esaurito con un carico di rancore che per la Procura è uscito dal perimetro delle liti che chiudono le convivenze. È andato oltre in un’escalation di dolori e mortificazioni sfociati nella querela.

Particolare il contesto professionale di una crisi che ora approda in un’aula di Tribunale con l’inevitabile esposizione pubblica di fatti privati, anche sgradevoli. Sono gli effetti della scelta del dibattimento. L’imputato riveste un ruolo apicale in un ente religioso di visibilità nazionale. È il responsabile di un settore interno e delicato dell’istituzione. Un lavoro che mal si concilia con le accuse da cui deve difendersi. E che esporrà i testimoni, anche suoi colleghi, al disagio di mettere piede in un Tribunale.