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Morta per shock anafilattico, risarciti i familiari della vittima

Chiara Ribechini

L’assicurazione del ristorante ha pagato i genitori e il fratello di Chiara Chiuso il fronte civile, stamani inizia quello penale con tre imputate 


PALAIA. È una prima udienza - fissata per stamani- destinata a slittare quella del processo per accertare eventuali responsabilità penali nella morte di una giovane cliente avvenuta la sera del 15 luglio 2018 dopo aver cenato in un ristorante.

Un impegno d’ufficio della giudice assegnataria, sostituita da una collega, di fatto costringerà il magistrato a indicare una nuova data per l’apertura del dibattimento sul decesso di Chiara Ribechini, la 24enne di Navacchio vittima di uno shock anafilattico dopo aver mangiato cibi con latticini per i quali aveva un’allergia dagli effetti che poi si rivelarono fatali.

Tre le imputate con l’accusa di omicidio colposo in concorso, mentre la posizione delle due cameriere indagate dalla Procura è stata archiviata.

In una storia tragica per l’età della vittima e il modo in cui perse la vita, nel tempo è stato messo un primo punto fermo.

È il risarcimento liquidato ai genitori e al fratello di Chiara dall’assicurazione del ristorante di Colleoli. Assistiti dall’avvocato Francesca Zuccoli, i familiari a livello civile hanno visto riconoscere una sostanziale forma di responsabilità a carico del pubblico esercizio per la morte della 24enne.

Il pagamento dell’assicurazione fa uscire dal processo come parte civile la famiglia Ribechini. Potranno, se lo riterranno opportuno, partecipare alle udienze per seguire il dibattimento. Ma escono come soggetto processuale.

Sono a giudizio Rita Astinenti, 54 anni, di San Miniato, titolare dell’agriturismo di Colleoli e le cuoche Giovannina Montesano, 52 anni, di Montopoli Valdarno e Antonia Coppola, 61 anni, di Santa Maria a Monte difese dagli avvocati Alberto Marchesi, Anna Francini e Rosa Rubino. Nei rispettivi ruoli, secondo il pm Giancarlo Dominijanni le tre imputate non avrebbero osservato le prescrizioni utili a evitare che la giovane mangiasse cibi ricchi di ingredienti ai quali era allergica.

Quella sera qualcosa non funzionò tra ordinazioni, preparazione e servizio al tavolo di Chiara. Le bruschette con la vellutata di piselli diventarono la “pistola fumante” capace di provocare lo shock anafilattico fatale. Tutti in cucina, e anche la stessa proprietaria dell’agriturismo, sapevano dell’allergia della 24enne.

Tutti sapevano dell’allergia di Chiara, cliente assidua del locale e per questo sicura di affidarsi a persone che conoscevano la sua patologia. E anche quella sera l’impiegata aveva sottolineato, in un’abitudine che fino a quel momento si era rivelata provvidenziale, la sua allergia a uova e latticini.

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