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Soldi spariti in tribunale, condannato ex funzionario

San Miniato, per almeno sei anni l’allora ufficiale giudiziario si è messo in tasca 457mila euro. La prescrizione riduce la pena, la Cassazione conferma un anno e dieci mesi

SAN MINIATO. Un lieve sconto di pena in appello, causa prescrizione, che in Cassazione diventa una condanna definitiva per truffa e peculato. Un anno e dieci mesi è la pena definitiva a carico di Alessandro Pianigiani, 77 anni, di San Miniato, ex funzionario del Tribunale di Pisa riconosciuto colpevole di aver fatto sparire almeno 457mila euro. Soldi presi dai privati e mai riversati a Poste Italiane Spa. La Suprema Corte conferma anche la confisca di pari importo. Difficilmente l’erario recupererà quelle somme. Il sequestro eseguito a suo tempo sui beni dell’ex ufficiale giudiziario si fermò a poco più di mille euro. In abbreviato in primo grado, Pianigiani, dal 2014 in pensione, era stato condannato a due anni.

Tre gradi di giudizio hanno fotografato i comportamenti truffaldini dell’ex dipendente del ministero della Giustizia. Per l’accusa Pianigiani prendeva i soldi dei privati, ma poi non li girava a Poste Spa che anticipava le cifre senza ricevere i rimborsi. Di qui l’ammanco quantificato in 457mila euro a livello di danno erariale che aveva portato anche all’apertura di un’inchiesta per peculato e truffa definita in rito abbreviato e con lo sconto di un terzo della pena. La sparizione delle cifre era stata scoperta nel corso di un’indagine amministrativa condotta dall’ispettorato generale del ministero della Giustizia nel Tribunale di Pisa dal 10 al 21 giugno 2014. Il periodo preso in esame andava dal dicembre 2008 al febbraio 2014. In appello gli episodi di truffa fino all’aprile 2013 sono caduti in prescrizione. Nel corso delle verifiche erano state accertate irregolarità consistenti nell’omesso rimborso a Poste Italiane Spa delle somme anticipate per spese postali, relative all’invio di raccomandate su richiesta delle parti private, «per un importo complessivo di 466. 877 euro nonostante nei menzionati anni (2008 – 2014) i privati richiedenti le notifiche e le spedizioni avessero regolarmente provveduto a versare in contanti all’ufficio Unep quanto dovuto» era uno dei passaggi della sentenza dei giudici della Corte dei conti di fronte ai quali Pianigiani fu condannato.

Nell’inchiesta amministrativa in cui erano emerse le gravi irregolarità, gli ispettori si erano imbattuti in due richieste indirizzate da Poste Italiane all’Unep di Pisa, «aventi identico oggetto con cui si chiedeva al signor Pianigiani di confermare il saldo debitorio di 437.251 euro alla data del 30 novembre 2013. In ordine alla seconda richiesta (un sollecito, ndr) il dirigente Pianigiani il 10 febbraio 2014 aveva timbrato e sottoscritto il riconoscimento del debito. Peraltro la Procura deduceva che il signor Pianigiani non solo non aveva provveduto a corrispondere a Poste Spa quanto spettante, ma aveva incassato dai privati più di quanto previsto, richiedendo in numerosi casi una tariffa per raccomandata maggiorata rispetto alla tariffa all’epoca in vigore». Sentiti come testimoni, diversi colleghi avevano confermato il ruolo esclusivo svolto da Pianigiani nella gestione amministrativo-contabile dell’Unep di Pisa, ma anche la difficile situazione personale e familiare del funzionario. Solo lui, insomma, era stato riconosciuto unico e diretto responsabile della progressiva formazione del debito verso Poste Italiane e unico responsabile del mancato pagamento del credito vantato dalla Spa. In parallelo è in corso un procedimento contro la società postale. La Cassazione ribadisce la responsabilità di Pianigiani nel saccheggio andato avanti per anni.

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