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Green pass a scuola, i presidi degli istituti pontederesi: «Noi costretti a fare i vigili urbani»

I dirigenti scolastici bocciano le modalità di controllo del Green pass: «Gestione complicata, siamo in affanno»

PONTEDERA. Scuole al debutto. Suona la prima campanella per gli studenti di tutti gli istituti pontederesi. Dalle materne alle superiori. Dalle elementari alle medie. Con i presidi che incrociano le dita. Tra il ritorno in presenza dopo i lunghi mesi di Dad, la piattaforma a semafori con cui verificare il Green pass dei maestri e dei professori, il balletto dei banchi monoposto e la sfilza di tablet con installata l’app Verifica C-19 per velocizzare le operazioni di controllo di chiunque varchi la soglia d’ingresso degli edifici.

È un vero e proprio crash-test dove a preoccupare, non è tanto l’elenco dei pass attivi e non attivi dei docenti, facile e immediato da visualizzare, ma il rispetto delle prescrizioni per tutti coloro che accedono alla scuola ma non sono insegnanti o personale Ata. «Siamo di corsa – spiega il preside dell’Istituto Fermi Luigi Vittipaldi – indaffarati su più fronti. Con l’obiettivo che tutto funzioni. Invece di pensare alla didattica siamo frastornati da un sistema di controllo che ci fa sentire un po’ vigili urbani. Non sono contrario al rispetto della legge ma queste ulteriori mansioni ci mettono in affanno».


Da stamani un delegato del preside deve controllare che chi entra a scuola abbia il lascia passare. E si sa, nelle scuole c’è sempre un gran via-vai. Ci sono gli operai chiamati per lavori di manutenzione, genitori che hanno bisogno di andare in segreteria o di recuperare il figlio, gli addetti alla mensa, tanto per citarne alcuni. È un’organizzazione complessa che non solo richiede tempo ma anche un numero adeguato di collaboratori scolastici, tanti quanti sono gli ingressi dell’edificio.

«La situazione è piuttosto problematica – conferma la dirigente del Montale, Lucia Orsini – perché per il momento possiamo contare su un organico ridotto del personale Ata». Il Montale è dislocato su tre strutture: in via Salcioli, in via Puccini e a palazzo blu.

Il meccanismo è un po’ articolato e si rischiano inevitabili intoppi. «Che sulle spalle della scuola gravi tutto il sistema dei controlli mi sembra una criticità che poteva essere evitata», ribadisce anche la preside dell’Ipsia Pacinotti Maria Missaggia. «Il problema riguarda anche tutta una varietà di casistiche di difficile gestione. Penso ai lavoratori fragili, alle donne in stato di gravidanza, a chi non è così esperto a livello informatico e non è riuscito a scaricare il QR code per il Green pass. Questa delocalizzazione delle responsabilità poteva essere risparmiata alle scuole».

Già alle prese con carenze di spazi, con l’incognita del Covid e soprattutto con una missione educativa che richiede buon senso e forza di volontà. «Incrociamo le dita – aggiunge Sandro Scapellato del XXV Aprile – perché anche se ora è tutto sotto controllo, tante sono le variabili che potrebbero mandarci in crisi». Si corre e si controlla le entrate scaglionate dei ragazzi, la sistemazione dei banchi, le distanze. Ma poi c’è il fuori dalle mura scolastiche. I possibili assembramenti sulla passerella che porta al villaggio scolastico, l’accoglienza sui bus e la paura di nuovi contagi.

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