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Delitto di Khrystyna, Lupino finisce davanti alla Corte d’Assise, resta fuori dal processo la compagna

Francesco Lupino, il tatuatore 49enne che ha confessato l’omicidio della 29enne ballerina ucraina Khrystyna Novak

La Procura chiede il giudizio immediato solo per il tatuatore reo confesso dell’omicidio della ballerina ucraina

CASTELFRANCO. Da indagato a imputato. È atteso in Corte d’Assise Francesco Lupino, il 49enne tatuatore fiorentino, per anni residente ad Altopascio, reo confesso dell’omicidio di Khrystyna Novak per il quale è in carcere dal 23 marzo.

Il sostituto procuratore Egidio Celano ha depositato la richiesta di giudizio immediato che non prevede l’udienza preliminare, considerata l’evidenza delle prove in un’inchiesta chiusa in cinque mesi dalla squadra mobile diretta da Fabrizio Valerio Nocita.


Ora sarà il gip a fissare la prima udienza di un dibattimento in cui Lupino sarà l’unico imputato. Nessuna contestazione viene mossa alla compagna Valentina Sivieri. Eventuali bugie, silenzi, consapevolezze o meno di quello che aveva fatto il padre dei suoi figli non sono stati ritenuti comportamenti censurabili a livello penale.

Il favoreggiamento non è reato per familiari e conviventi dell’indagato. È il caso del delitto di corte Nardi.

E anche tra i vicini che la mattina del 2 novembre 2020 non hanno sentito il colpo di pistola sparato da Lupino nell’occhio destro della 29enne ballerina ucraina sulla soglia dell’ingresso posteriore della villetta, la Procura non ha inteso muovere accuse. I «non ricordo», «non ho sentito», le possibili reticenze rientrano in quella zona grigia che non aiuta le indagini, ma nemmeno favorisce chi è sotto inchiesta.

Un’omertà strisciante accertata dalla polizia che non diventa, però, processo per i singoli. Unico e solo responsabile del delitto è il 49enne che ha in parallelo un altro procedimento che si avvia a dibattimento. È quello delle armi cedute al fidanzato spagnolo della sua vittima. L’imprenditore Airam Gonzalez Negrin poi incastrato con una soffiata ai poliziotti.

Il processo in Corte d’Assise con ogni probabilità si terrà il prossimo anno. Difeso dall’avvocato Antonio Bertei, il tatuatore fiorentino deve difendersi dall’accusa di omicidio volontario con l’aggravante dei motivi futili e abietti. Un reato da ergastolo.

«Non poteva non confessare» dissero gli inquirenti dopo le dichiarazioni di Lupino arrivate nel corso di un interrogatorio iniziato tenendo il punto sulla sua estraneità.

Le lacrime, la confessione, il pensiero rivolto ai suoi familiari.

«Le ho sparato perché voleva raccontare i traffici che avevo con il suo compagno e per aver minacciato di svelare alla mia convivente tradimenti che non avevo commesso – aveva detto Lupino piangendo davanti al magistrato e ai poliziotti –. Lei era una brava ragazza, se non fossi stato sotto effetto di alcol e cocaina non sarebbe finita così». Oltre alla sangue nella bauliera della sua Freemont, l’uomo era stato messo alle strette anche per un altro passaggio.

Quello delle telecamere di una villa e di una farmacia di Orentano e della localizzazione delle celle telefoniche durante il percorso seguito per nascondere in un casolare il cadavere della giovane ucraina.

Scrive il gip nell’ordinanza di arresto: «Emerge dall’analisi dei tabulati delle celle che l’utenza in un uso a Francesco Lupino alle 9,54 del 3 novembre 2020, dopo un accavallamento di 9 minuti con il cellulare di Krystyna, smetteva di produrre traffico di cella per poi ricominciare a produrne alle 11,32. Contestualmente il cellulare della Novak, in particolare tra le 9,48 e le 9,55 agganciava celle nella medesima località, comportamento sintomatico di un apparecchio acceso e in movimento».

Secondo l’accusa era l’unica persona ad avere più di un movente per commettere l’omicidio. Un colpo di pistola per chiudere la bocca alla donna che poteva creargli problemi con la compagna e con la giustizia.

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