Molestie alla badante, condannato pensionato

La donna si licenziò dopo appena due mesi di lavoro, raccontando di chiamate, avance e palpeggiamenti.

SANTA CROCE. Non c’è stata violenza sessuale, ma le molestie alla sua badante sì: e così è stato condannato a un anno e sei mesi di carcere un uomo di 67 anni, giudicato colpevole per quegli atteggiamenti, palpeggiamenti e avance molto spinte, che si sono ripetuti nei due mesi in cui la donna, quarantenne del comune di Santa Croce, aveva lavorato con lui.

Una situazione che lei aveva descritto in aula come «insostenibile», tra telefonate, tentativi di abbracci e mani che si allungavano. Aveva finito per licenziarsi dopo appena due mesi, confidando successivamente a un’amica quello che succedeva in casa mentre assisteva l’uomo.


L’amica fu sentita in aula, confermando il fatto che in quel periodo vide un netto cambiamento nell’atteggiamento della donna. Un turbamento precedente il licenziamento, che poi le spiegò essere motivato dal comportamento del pensionato.

L’uomo è un invalido civile, residente in un comune della Valdera. Ha problemi di mobilità, con problemi anche di vista e udito. «Una condizione che lo rende scarsamente lucido – spiega in aula l’avvocato che lo assiste, Andrea Boldrini – e che rende difficile dire che ci sia stata volontarietà negli atteggiamenti dell’uomo. Possibile che ci sia stato qualche avvicinamento involontario». Secondo la difesa insomma manca la prova oggettiva che l’imputato avesse davvero provato a palpeggiare e abbracciare la signora.

La donna riferì, nella sua denuncia, che il suo assistito le avrebbe proposto anche di acquistare un’automobile, dicendole espressamente che lo avrebbe fatto a una condizione: che lei si concedesse.

E che, nonostante la situazione andasse avanti da diverso tempo, aveva resistito alla situazione perché aveva bisogno dei soldi che arrivavano da quell’impiego.

E aggiungendo che lo stato del suo assistito aveva in qualche modo fatto sì che la sua tolleranza fosse maggiore. A un certo punto però la misura fu colmata.

La donna raccontò anche di una serie di telefonate, oppressive e insistenti, che l’uomo le faceva in continuazione sul suo cellulare. Il pensionato si giustificò dicendo che erano telefonate che avevano a che fare con richieste legate al loro rapporto di lavoro e che la donna era spesso in ritardo. Nell’arco di un mese e mezzo, dai tabulati, è emerso che le telefonate furono diverse. «Anche se soltanto in tre giorni ci fu una concentrazione particolare – ha puntualizzato in aula l’avvocato Boldrini – con cinque chiamate in tre giorni. Per il resto non risulta un numero anomalo di chiamate alla donna».

L’uomo ha ascoltato in aula la decisione del collegio assistito da una nuova badante. Dopo la sentenza di condanna, avviato verso l’uscita reggendosi a lei, le ha detto: «Non ho capito che è successo».

Il collegio, presieduto dal giudice Giulio Cesare Cipolletta, con a latere le giudici Susanna Messina ed Eugenia Mirani, ha inflitto una condanna di un anno e 6 mesi (pena sospesa), uno in più di quanto chiesto dall’accusa. La parte offesa era assistita dall’avvocato Fausto Malucchi.

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