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Addio a Vivaldi, storico titolare della tipografia di Pontedera

Sergio aveva preso il timone dell’attività fondata dal padre insieme a Bandecchi. Ideatore dell’Almanacco cittadino negli anni Ottanta, domani il funerale in Duomo

PONTEDERA. Una vita spesa in tipografia, amando il suo lavoro e i suoi dipendenti. Sergio Vivaldi, storico titolare della tipografia “Bandecchi&Vivaldi” di Pontedera, si è spento a 93 anni. E a ricordarlo è suo fratello Giovanni, di dieci anni più giovane.

«Era l’ultimo della vecchia generazione della tipografia, un punto di riferimento per l’arte – dice – ha avuto tanti riconoscimenti ed è stato spesso celebrato anche dal Comune, ma ormai da qualche tempo non andava in tipografia, anche se fino ad agosto dello scorso anno se la cavava piuttosto bene».


Sergio Vivaldi, nato nel 1928 e sposato con Marialuisa, ha sempre vissuto immerso nella tipografia aperta da suo padre e dal suo socio Silvano Bandecchi cinque anni prima. Qui, poco dopo la fine della seconda guerra mondiale, iniziò a lavorare come dipendente, imparando ad amare la professione.

«Mio padre morì piuttosto giovane e lui subentrò alla tipografia – racconta Giovanni – nel corso degli anni, poi, si sono aggiunti anche altri compagni di viaggio come Sauro Macelloni e Giuseppe Vannucci».

Da portare avanti, comunque, non c’era soltanto la tipografia. «Sergio è il più grande e per me e l’altro fratello fu anche un padre – continua – è stato veramente un brav’uomo». Quando Sergio diventa titolare della “Bandecchi&Vivaldi”, la tipografia ha già cambiato sede per poter accogliere i sempre più potenti macchinari e per adeguarsi alla grande produttività anche in ambito librario. «La tipografia è stata la sua vita – prosegue Giovanni – nei cataloghi si possono ancora trovare i nomi dei migliori pittori e artisti: c’è quasi tutto il Novecento là dentro».

Negli anni Ottanta, poi, l’idea di Sergio di dar vita a un Almanacco pontederese, che ormai da oltre trent’anni raccoglie immagini, curiosità e notizie sulla storia di Pontedera. «Nel 2010 Sergio vendette la sua quota – specifica – ma quel lavoro gli è rimasto dentro». Tanto che i suoi dipendenti erano quasi come dei figli per lui. «Aveva una grande responsabilità per quel lavoro – prosegue Giovanni – gli operai li chiamava “i miei ragazzi”: il successo della tipografia, per Sergio, era il successo dei suoi dipendenti». Che, da parte loro, contraccambiavano questo affetto. «Quando stava male, lo andavano a trovare più loro di noi familiari – sorride – questo fa capire quanto gli volessero bene». E anche negli ultimi mesi, il pensiero di Sergio andava sempre a loro. «Domandava continuamente come andava – dice – si preoccupava dei suoi ragazzi». Alla fine, dopo un anno difficile, Sergio ha trovato la pace. «Nell’ultimo periodo è andato un po’ giù e si è spento – conclude Giovanni – era un uomo stimato e non lo dico io che sono suo fratello: chi ha lavorato con lui è testimone di chi fosse veramente».

Il funerale sarà celebrato domani, mercoledì 15, alle 15,30 al Duomo di Pontedera.

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