Patto Unic-Wwf, così la concia prova a smacchiarsi l’immagine

A cinque mesi dall’inchiesta Keu, ecco l’accordo per la sostenibilità ambientale tra l’ente che raggruppa le aziende del settore pelle e l’associazione animalista

SANTA CROCE. A cinque mesi dall’avvio dell’inchiesta sullo smaltimento illecito dei rifiuti conciari, arriva un accordo tra l’Unione italiana industria conciaria (Unic) e l’associazione per antonomasia degli ambientalisti, il Wwf. L’Unic è l’ente che raggruppa la maggioranze delle concerie nazionali. Anche quelle di Assoconciatori, finita nella bufera per l’indagine della procura. E il tentativo appare chiaro, smacchiare l’immagine di una categoria messa a dura prova da blitz dei carabinieri e intercettazioni ordinate dai magistrati.

In teoria si cerca di proseguire il percorso di tutela dell’ambiente malgrado il carico inquinante delle lavorazioni per la concia della pelle, di cui l’Associazione conciatori si è sempre vantata in Toscana, con l’Unic sullo sfondo, protagonista di numerose iniziative sul tema. «L’obiettivo è consolidare e rafforzare la posizione dell’industria conciaria italiana come leader di sostenibilità del settore» e « promuovere un contributo sostanziale all’area pelle mondiale», si legge nella nota con cui si annuncia la partnership di cui fa parte anche Icec, l’istituto di certificazione della qualità per il settore conciario.


In pratica, però, questa iniziativa suona come il tentativo di coinvolgere la maggiore associazione per la tutela dell’ambiente in una campagna di comunicazione in cui si cerca di andare avanti, malgrado quanto appreso dalle registrazioni di telefonate e incontri tra esponenti di Assoconciatori e personaggi politici, in larghissima parte del Pd.

Ora è lecito attendere sviluppi dell’inchiesta e atti concretidell’accordo Unic-Wwf, il cui presidente dell’area degli Stati Uniti, Mauricio S. Bauer, spiega: «L’industria italiana della pelle è perfettamente posizionata per continuare a contribuire alla sostenibilità globale, soprattutto sull’approvvigionamento di pelli, allontanando la deforestazione dalle catene di approvvigionamento. Le concerie italiane rappresentano una leva fondamentale per trasformare il settore bovino nelle aree geografiche minacciate».

Secondo il presidente di Unic, il santacrocese Fabrizio Nuti, «la sostenibilità è un tema centrale per la concia italiana. Le nostre aziende hanno raggiunto risultati notevoli e misurabili in tutti gli aspetti della sostenibilità della produzione, comprese circolarità e aree sociali, ma siamo anche convinti che sia un processo di miglioramento continuo. Unic supporta le concerie italiane in queste sfide e la partnership con il Wwf rafforzerà lo sviluppo di strategie, attività e strumenti che possono ulteriormente garantire il nostro alto livello di impegno su questi aspetti».

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