Acqua, il nodo della ripubblicizzazione «È ancora l’obiettivo»

Nilo Di Modica

PONTEDERA. “Ripubblicizzare si, ma come?” Può essere sintetizzato in questo modo il tema che lunedì sera ha tenuto banco al circolo Botteghino di La Rotta, dove a dieci anni dalla vittoria dell'istanza pubblica ai referendum sull'acqua, si sono trovati a fare “bilancio” alcuni protagonisti della decennale “battaglia” per il ritorno in mano pubblica del bene comune. Sul palco, moderato da Sergio Capecchi per l'Arci, si sono confrontati il portavoce del Forum Acqua Valdera Stefano Petroni, il sindaco di Pontedera Matteo Franconi ed il presidente di Acque Spa Giuseppe Sardu. Un referendm “tradito” per i movimenti per l'acqua, la cui applicazione, a distanza di 10 anni, ancora stenta a decollare. aI referedum erano chiari, colpivano ogni tentativo di privatizzazione e al contempo chiedevano l'eliminazione di una remunerazione del capitale investito dai privati, in modo da rendere non appetibile il bene acqua – ha spiegato Petroni. – Fin dall'inizio abbiamo cercato di applicarli alla lettera con campagne di autoriduzione della bolletta, lottando in tutti i contesti, a cominciare dall'Autorità Idrica Toscana, dove spesso i sindaci hanno fatto altro». A dimostrazione di ciò, il Forum porta la decisione confermata negli anni scorsi di lasciare la gestione del servizio della nostra zona ad Acque Spa fino al 2031. «Una società per azioni, quale è Acque Spa, nasce per dividere profitti. Servono nuove società di diritto pubblico, non per azioni, con lavoratori e rappresentanti dei cittadini coinvolti nella gestione – ha incalzato Petroni. – In un contesto pubblico i soldi potrebbero essere utilizzati per campagne di sensibilizzazione, abbassare le bollette che in Toscana sono fra le più salate d'Italia o fare investimenti sulla rete, che ad oggi perde per strada circa il 35% della risorsa. Un litro su tre, oggi, si perde nel tragitto».


Vero nodo cruciale, sulla scia di quanto stanno facendo altre aree toscane, è la creazione, avversata dai movimenti, di grandi multiutility pubbliche. «Stando alle dichiarazioni di molti politici dell'area fiorentina, Giani e Nardella in primis, l'obbiettivo è arrivare, attraverso la creazione di NewCo, ad una sostituzione del capitale privato in capitale pubblico, ma per creare grandi holding che si occuperanno di tanti servizi, dalla depurazione alle acque, dall'energia ai rifiuti. Si tratta, però, ancora una volta di società per azioni. Pubbliche, ma per azioni. È la base per una finanziarizzazione dei servizi».

Tendenza che Franconi e Sardu hanno però escluso per l'area pisana. «Pontedera, alla multiutility ed holding proposta da Firenze ha già detto di no. Lo ha fatto in tutte le assemblee – ha spiegato il sindaco Franconi – perché si tratta di un progetto troppo fiorentinocentrico e perché ci siamo impegnati di fronte agli elettori per l'acqua pubblica. Dopodiché smontare un assetto a capitale misto pubblico privato come è oggi Acque Spa richiede tempo, soldi e mezzi e la creazione di NewCo pubbliche, per azioni ma a capitale pubblico, sono un buon mezzo. Se il profitto si trasforma in buoni investimenti, prezzi equi e servizi efficienti, credo che questa possa essere la strada giusta verso la ripubblicizzazione, da pianificare insieme agli altri comuni della costa». «Il nodo sono gli 85 milioni da trovare per ripubblicizzare le quote, almeno per quanto riguarda l'area di Acque Spa – ha spiegato Sardu. – Uno dei motivi per cui dopo 10 anni poco è partito sul fronte della pubblicizzazione è che nessuna legge nazionale gli ha dato le gambe. Si sono però predisposti tutti gli strumenti legali, per adesso a costo zero, per avviarsi verso l'obbiettivo: il riacquisto delle quote private da parte dei comuni è realizzabile attraverso gli strumenti che stiamo predisponendo. Dopodiché l'obiettivo chiaro di tutte le delibere firmate fino ad oggi nell'area servita da Acque Spa è quello della ripubblicizzazione. Azienda che, ricordo, reinveste utili sulla rete».© RIPRODUZIONE RISERVATA