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Il falso innamorato si fa dare 300mila euro, ma la Procura archivia: «Non c’è reato»

Dopo il raggiro ora pure la beffa per una vedova 63enne illusa dal finto spasimante che diceva di volerla sposare

PONTEDERA. Archiviato dalla Procura il caso di “truffa sentimentale” pubblicato nelle settimane scorse da Il Tirreno e di cui è stata protagonista, suo malgrado, Amalia (nome fittizio a tutela della privacy), vedova di 63 anni residente in Valdera, che lo scorso marzo si era rivolta ai carabinieri per sporgere denuncia. Una relazione virtuale che le è costata cara: ben 307.500 euro. Il sostituto procuratore della Procura di Brescia (competente per territorio dal momento che l’accusato risiede in quella provincia), a cui era stata affidata la pratica, ha infatti giudicato infondata la notizia di reato.

«Secondo l'articolo 640 del nostro codice penale – è il commento del legale che ha esaminato il caso – si parla di truffa quando con artifizi o raggiri si induce qualcuno in errore, procurando a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno. Ora, in questa vicenda emerge che F.C., ex brigadiere dei carabinieri pregiudicato, ha sì ingannato la donna, l'ha danneggiata e ha procurato a se stesso un ingiusto profitto, e questo è indubbio, tuttavia – specifica il legale – manca il quarto elemento, che è quello di aver indotto la vittima a fare qualcosa che non aveva intenzione di fare. Secondo le sue stesse dichiarazioni, infatti, riportate sul memoriale emerge come la donna – conclude l'avvocato – si sia di fatto spontaneamente offerta di fare queste elargizioni di denaro».


Insomma, non basta raccontare frottole suscitando il pietismo negli altri per essere accusati di truffa. Così come non conviene mai fare prestiti di denaro a qualcuno sperando in una restituzione, se poi non si contempla l'eventualità di non riaverli indietro.

E così la falsa storia d'amore che aveva illuso Amalia di aver incontrato il principe azzurro, si conclude con una doppia, amara, delusione.

Non era affatto amore, bensì un raggiro su Facebook, iniziato con la richiesta di amicizia alla donna da parte di F.C., che si presenta come un professore universitario di Filosofia e che si rivela invece un ex brigadiere pregiudicato. L'uomo si dichiara subito colpito dal profilo di lei sul social network, poi i soliti convenevoli, qualche confidenza in più, fino ad arrivare allo scambio dei numeri di telefono, che segna l'inizio di conversazioni fiume tra i due, in cui però ad aprirsi davvero con l'altro è, alla fine, soltanto Amalia. «Sapeva ascoltarmi, capire le mie sofferenze e da come si esprimeva si intuiva che era una persona di cultura, sapeva molte cose», sono le parole di lei.

Quotidiane telefonate, messaggi e vocali su WhatsApp, da “Buongiorno amore” la mattina a “Sogni d'oro tesoro” la sera, intessono uno scambio che per la donna, sola e senza figli, diventa un vero e proprio punto di riferimento. Le costanti dichiarazioni d'amore di lui, così come la promessa dell'acquisto di una bellissima villa con piscina del valore di un milione e svenduta a soli 300mila euro, scelta come loro rifugio d'amore, portano Amalia ad inviargli considerevoli somme di denaro. Fino al giorno in cui l'astuto “amante” le svela di essersi gravemente ammalato: gli avrebbero diagnosticato un raro tumore allo sterno, che lo obbliga a un delicatissimo intervento chirurgico per la ricostruzione in titanio, a cui doversi sottoporre volando in Massachusetts il prima possibile. F.C. specifica ad Amalia di essere in possesso di un'assicurazione che, tuttavia, gli avrebbe liquidato la somma necessaria troppo tardi. Per tentare di salvarsi la vita, però, non c'è tempo da perdere e così, in quel frangente, la donna va in banca ed effettua un altro bonifico, l'ultimo, di 90mila euro. Purtroppo, quando inizia a dubitare dell'affidabilità dell’uomo, nonostante continue ricadute in cui torna a credere alle sue false promesse, è troppo tardi: sul conto di F.C. non c'è più traccia dei soldi di Amalia. Il conto corrente del “volpone” del web ha un saldo di soli 8 centesimi. In seguito, grazie alle indagini svolte dai militari dell'Arma, emergeranno infatti l'acquisto di un'auto Bmw modello M1, diversi orologi del valore di circa 20, 30mila euro e prelievi giornalieri di 1.500, 2.000 euro in contanti.