Il caso Curtatone complica i piani dei presidi, mancano le aule

Corsa contro il tempo per la riorganizzazione degli spazi. Difficile anche la convivenza tra ragazzi di età molto diversa

PONTEDERA. Corsa contro il tempo per la riorganizzazione degli spazi scolastici per settembre. Perché se i piani sembravano fatti dal 4 giugno, data in cui i presidi degli istituti superiori pontederesi e i responsabili della Provincia avevano stilato una mappa delle possibili soluzioni, la questione Curtatone ha spiazzato tutti. E scombinato i progetti.

Serve un nuovo monitoraggio che, oltre alla norma che prevede un metro di distanza tra i ragazzi, tenga conto delle aule di Palazzo Blu ritornate in ballo e indirizzate alle classi delle medie della scuola di via della Stazione Vecchia. «La situazione è fluida – spiega Lucia Orsini, dirigente del Montale – è tutto da rivedere. Siamo in fase di concertazione». E in effetti basta fare due conti. Con il palazzo blu al centro del gioco d’incastri e combinazioni. Già prima che la Curtatone e Montanara fosse dichiarata off limits e traghettata per metà nella zona industriale, i presidi avevano spiegato che il problema degli spazi era un rompicapo difficile da risolvere. Da una parte perché in alcuni istituti il numero degli iscritti è aumentato; dall’altra perché le aule che in passato hanno ospitato anche 26 o 30 alunni, a causa del distanziamento Covid, non possono accoglierne lo stesso numero. In molti casi le classi devono essere sdoppiate, in altri si parla di “esubero”: un numero residuale di alunni che non trovano posto in classe. A ogni modo se la coperta era corta, ora è cortissima. Emergenza nell’emergenza, insomma. «


«Non ci sono dubbi – entra nel merito Pierluigi Robino, preside dell’Iti – che manchino le aule, ma non esistono studenti di serie A e di serie B. Tutti i ragazzi, di qualsiasi età hanno gli stessi diritti ed è giusto lavorare di concerto per diminuire il disagio, ovunque sia». E mentre si attende l’esito delle disposizioni provinciali Robino prova a fare previsioni. «Tutte le classi del Montale dovrebbero essere accolte dal palazzo blu e lasciare libero dunque lo spazio occupato al Fermi, che allora potrebbe andare in uso a un altro istituto». Magari il suo, mandando in scena un tetris moderno con aggiustamenti e altrettanti bilanciamenti. «Sicuramente l’aula magna, la biblioteca e alcuni laboratori del Marconi – continua Robino – si trasformeranno in aule e tenteremo di lasciare il 20% della didattica a distanza, occupando le aule solo 5 giorni su 6 e permettendo la rotazione degli spazi». Stravolgimenti in corso che non risparmiano nessuno, insomma. «Una classe da 27 alunni – spiega nel dettaglio Luigi Vittipaldi dirigente del Fermi – deve avere a disposizione almeno 60 metri quadrati. Detto questo, siamo pronti, in momenti di crisi, a rivedere l’organizzazione. Pensavamo si liberassero almeno due piani dell’edificio centrale ma questo, con molta probabilità, non succederà, così ci adegueremo in base alle norme di sicurezza previste». Che, tradotto, significa niente più aula insegnanti e ancora mascherine se ce ne sarà bisogno. Anche perché niente è come sembra. Dietro ad un’apparente facilità di sistemazione «c’è un lavoro complesso. Lo stesso palazzo blu – conclude Vittipladi – non è nato come edificio scolastico. Le aule sono di 100 metri quadrati, addirittura troppo grandi. Chi si siede in fondo non sente la lezione se il docente non usa il microfono». Ma non solo. La convivenza tra istituti è gravosa da gestire. «Non ci può essere mescolanza perché le campanelle suonano a ore diverse, i bagni devono restare divisi, gli insegnanti devono avere un orario che permetta loro gli spostamenti e i ragazzi con età troppo differenti, pedagogicamente non è giusto che coesistano negli stessi ambienti». —

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