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Estorsioni, ricatti, attentati, droga: 5 condanne per i "narcos" di Pontedera. Tutti i nomi

Una delle pistole sequestrate dai carabinieri e un’auto incendiata a Ponsacco a scopo intimidatorio nell’inchiesta “Doppio gioco”

Pene fino a 8 anni per un giro di spaccio con estorsioni e intimidazioni e minacce, anche a colpi di pistola

PONTEDERA. Dopo i tre patteggiamenti arrivano cinque condanne con rito abbreviato nell’inchiesta “Doppio gioco” su un giro di spaccio gestito con minacce armate e altri metodi violenti per farsi pagare i debiti di droga.

Andando in alcuni casi oltre le richieste del pm Flavia Alemi, il gup Nunzia Castellano ha condannato cinque imputati, tra cui padre e figlio (un secondo figlio ha scelto il dibattimento), a pene variabili dai 2 anni e 10 mesi agli 8 anni.


LE CONDANNE

Per Umberto Vispo, 42 anni, di Castelfranco di Sotto, sentenza di 8 anni, il figlio Antonio, 24 anni, di Montecalvoli, 6 anni e 5 mesi; Mario Valentin Petica, 26 anni, di Casciana Terme Lari, 5 anni e 4 mesi; Luan Preci, detto Leon, 37 anni di Ponsacco, 2 anni e 8 mesi; Gerhard Kalaj, 24 anni, di Capannoli, 2 anni e 10 giorni. Gli imputati erano difesi dagli avvocati Manuele Ciappi, Roberto Pellegrini, Raffaella Messina e Ivo Gronchi.

VANNO A PROCESSO

Altri quattro imputati hanno rinunciato al rito abbreviato e sono andati a dibattimento dal collegio del Tribunale. Sono Massimo Vispo, 22 anni, di Santa Maria a Monte; Massimiliano Sagarriga Visconti, 42 anni di Ponsacco; Giuseppe Alcuri, 37 anni di Ponsacco e Olsi Beshiri, 40 anni, di Capannoli. Estorsione aggravata in concorso, detenzione e porto abusivo di armi comuni da sparo, danneggiamento a seguito di incendio, furto in abitazione, ricettazione e spaccio di sostanze stupefacenti in concorso sono alcuni dei reati contestati, pur con posizioni diverse, ai protagonisti dell’inchiesta condotta dai carabinieri della Compagnia di Pontedera.

SPARI CONTRO AUTO

Uno dei primi episodi, da cui poi è partita l’indagine, risale alla notte del 13 settembre 2019. A sparare, stando a quanto era stato ricostruito dagli investigatori dell’Arma, era stato uno dei figli del boss pugliese Umberto Vispo per intimidire un pusher che doveva saldare un debito per una partita di cocaina non pagata del valore di 800 euro. Nelle perquisizioni domiciliari i carabinieri avevano sequestrato tre pistole.

Tra i reati contestati c’è anche l’incendio doloso di un’auto (che peraltro ha colpito la persona sbagliata) e un furgone crivellato con sei colpi di pistola, in uso a un piccolo spacciatore. Sono partite proprio dall’atto intimidatorio denunciato da Giuseppe Alcuri, detto “Doppietta” le indagini dell’operazione “Doppio gioco”, il cui nome prende spunto dal comportamento del bersaglio dell’avvertimento che aveva contatti sia con la famiglia pugliese, i Vispo, che con alcuni albanesi, tutti finiti al centro di una complessa indagine con arresti e sequestri in più occasioni, di quasi mezzo chilo di droga.

FURGONE CONTRO AUTO

Intercettato dai carabinieri, Alcuri si sfoga al telefono dopo il furgone crivellato di colpi attribuiti alla famiglia Vispo nel settembre 2019. Un episodio che lo spinge comunque a dare a Umberto Vispo 90 euro come anticipo del saldo. «A Umberto non gli do più niente. Se glieli volevo dare glieli davo quando avevo la disoccupazione. Ma non gli do una lira. Lo sai perché? Perché mi ha sparato al furgone senza che io gli dovevo dare niente». È il novembre 2019 quando sempre Alcuri parla al telefono con Mario Valentin Petica anche lui in cella. Spacciava per i Vispo da anni. Quella volta, però, la partita di droga era tagliata troppo e male e Alcuri non era riuscito a piazzarla perdendo la fiducia dei clienti. Di qui il mancato incasso che dà origine al debito e alle reazioni dei Vispo per recuperarlo. —

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