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Via al braccio di ferro con Vitesco per salvare i lavoratori interinali

La sede di Fauglia della multinazionale Vitesco, dove vengono prodotti iniettori per motori a benzina (Foto Franco Silvi)

Per la multinazionale «non sono più indispensabili per le esigenze produttive». Il 27 luglio nuova riunione del tavolo tecnico 

FAUGLIA. Se ne parla ormai da mesi, ma in questi ultimi giorni sta diventando uno scenario da incubo. Alla Vitesco rischiano il posto in 140 (139 per la precisione). Sono i lavoratori assunti col sistema denominato staff leasing. Hanno il contratto a tempo indeterminato, ma sono in carico all’agenzia di lavoro interinale Manpower. Che, a sua volta, li dirotta nelle fabbriche che la multinazionale possiede a Fauglia e San Piero a Grado.

Iniettori preistorici


Sono gli ex stabilimenti della Continental, colosso internazionale dell’automotive, in cui si realizza uno specifico iniettore per motori a benzina. E che, con l’accelerata che le case automobilistiche stanno dando a motori elettrici, sarà considerato preistoria nel giro di pochi anni. Da questo, e dal fatto che sempre più aziende di auto riportano all’interno delle proprie fabbriche sempre più lavorazioni che venivano date a ditte esterne come Vitesco, deriva la crisi occupazionale di questi ultimi giorni.

Braccio di ferro

Da tempo l’azienda sta dicendo ai sindacati che considera i 139 “interinali” non indispensabili per le esigenze produttive. Con lo sblocco dei licenziamenti è continuato il braccio di ferro per non aprire voragini occupazionali, ma la concessione della cassa integrazione a costo zero data dal governo ha allungato le speranze. Alla Vitesco si utilizza l’ammortizzatore sociale per una riduzione di organico presente nelle fabbriche equivalente a 170 dipendenti. La dirigenza della multinazionale ha continuato a ribadire il concetto: «Se eliminiamo gli interinali, sospendiamo la cassa integrazione». Ma i sindacati hanno risposto picche. E così i 950 dipendenti diretti e i 139 assunti a tempo indeterminato da Manpower stanno facendo “cassa” a rotazione.

Ricollocazione

Ma questo, evidentemente, non basta. E allora si è tornati a parlare di esuberi e di uscite per ricollocazioni attraverso l’agenzia di lavoro interinale. È in corso un confronto tra sindacati e azienda all’interno di quello che viene definito un “tavolo tecnico” che finora si è riunito una sola volta e che avrà una replica il 27 luglio. Le strade da percorrere sono due. La prima è andare avanti con la cassa integrazione fino a dicembre per poi assistere a un’uscita collettiva da Vitesco con grossi problemi di ricollocazione sul territorio per Manpower. La seconda, invece, è diluire nel tempo il ritorno nelle liste dell’agenzia interinale (su base volontaria) a cominciare dai prossimi mesi per riuscire a far trovare lavoro con più facilità (almeno si spera) al maggior numero di dipendenti.

Accordo scritto

Il paradosso attuale, però, è dato dal fatto che quella dei bassi volumi produttivi di Vitesco dovrebbe essere una situazione passeggera. Le prospettive date dai dirigenti della multinazionale ai sindacati parlano di una buona mole di lavoro da qui al 2023 (anche per effetto della chiusura a Newport News in Virginia, Stati Uniti, di una fabbrica di Vitesco in cui si producono gli stessi componenti di quelli realizzati a Fauglia e San Piero a Grado) per poi subire un calo lento e inesorabile fino al 2029. La prospettiva a lungo termine, quindi, appare molto negativa. Ma nel breve periodo gli ordinativi rientreranno nei due siti produttivi presenti in provincia di Pisa. Ecco, quindi, che i rappresentanti dei lavoratori hanno parlato chiaro con i responsabili della società: «Se i dipendenti in staff leasing accettano altre destinazioni e i volumi di Vitesco ritornano “normali”, dovete richiamare al lavoro quelli che appartengono al bacino dei 139. E questo va messo nero su bianco nell’accordo». Il 27 luglio ne sapremo di più. —
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