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Aggrediti e rapinati in casa: «Zitta o ammazziamo tuo marito»

Montopoli, l’assalto in camera di notte con un coltello. Il racconto della coppia

MONTOPOLI. Il padrone di casa minacciato con coltello: «Apri la cassaforte». La moglie bloccata con una mano sulla bocca: «Zitta o ammazziamo tuo marito».

È la sequenza da brividi vissuta da una coppia di pensionati svegliata alle 4.30 del mattino da una banda di rapinatori dall’accento dell’Est Europa.


Un assalto che si è concluso senza che nessuno si sia fatto male, a parte un sanguinamento delle gengive della signora per la forte pressione del bandito sulla bocca. Il bottino è misero rispetto alle aspettative della gang e alla brutalità dell’irruzione: appena seicento euro.

Violenti sì, ma non professionisti di spessore se tra la refurtiva che volevano portare via c’era pure la macchinetta del caffè, con tanto di cialde al seguito, lasciata sul terrazzo perché non sapevano come calarla al piano terra nella via di fuga sul retro del palazzo.

Una banda di piccolo cabotaggio, ma non per questo meno pericolosa proprio perché incapace di gestire le situazioni di stress e le possibili reazioni degli aggrediti.

La rapina che segna il ritorno delle irruzioni nelle abitazioni private dopo il lockdown è avvenuta nell’abitazione dei coniugi Scateni.

Lui Roberto, 77 anni, storico mobiliere, lei Deanna Bonciolini, 71, volitiva pensionata che ha retto al confronto con la banda al pari del marito capace di dialogare con i rapinatori convincendoli che nella cassaforte non c’erano soldi, né preziosi.

Alla fine hanno preso i soldi in contanti trovati in una borsa e se ne sono andati dopo aver chiuso i coniugi nella camera da letto. Poteva andare peggio e i precedenti, anche in zona, lo raccontano.

La coppia vive al primo piano di uno stabile in via Belvedere ad Angelica. Al piano terra l’imprenditore ha ancora lo show room di quella che è stata la storica attività di famiglia.

A poche ore dall’incubo in cui sono sprofondati, Roberto e Deanna raccontano a Il Tirreno la loro disavventura.

È Roberto a sintetizzare un episodio brutto, ma che avrebbe potuto avere ben altro epilogo.

«I carabinieri me lo hanno detto subito – afferma l’imprenditore –. “Avete avuto fortuna che non fossero drogati”. Uno di questi mi minacciava con un coltello e mi chiedeva della cassaforte. La mia fortuna è stata quella di essere rimasto calmo. Gli ho risposto così: “Fai quello che vuoi, ma la cassaforte non te la posso aprire. Dentro non c’è niente, non ci teniamo nulla di valore”. L’ho convinto. Mi ha portato in camera da letto con mia moglie e ha chiuso la porta. “Non mi muovete” ci ha intimato. Dopo dieci minuti di silenzio ho dato l’allarme».

Il sonno della coppia è stato interrotto dai banditi quando già avevano rovesciato i cassetti del comò e altri arredi nelle stanze.

«Non li senti camminare, sono leggerissimi – aggiunge Deanna –. I cassetti della nostra camera li avevano già portati sul divano in salotto. Avevano aperto anche quelli della cucina e in mansarda. E noi a letto non abbiamo sentito niente».

Il faccia a faccia è stato traumatico.

«Uno con un passamontagna mi ha svegliata – riprende la signora –. “Oddio chi è” ho quasi urlato, mi sembrava un sogno. “Sono stata anche operata al cuore” gli ho detto. E lui: “Zitta ho ammazziamo tuo marito”. L’incubo è iniziato così».

I banditi erano almeno in tre. Accento dell’Est, volti coperti da passamontagna.

Nel girare tra le stanze hanno trovato 200 euro lasciati per pagare l’idraulico e altri 300 nel borsello della padrona di casa. Si sono accontentati dopo aver desistito sul forziere.

«Non teniamo niente di valore in casa, proprio per questi episodi» chiosa la rapinata. —

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