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Geofor, bilancio in rosso: il piano per “salvare” la tassa sui rifiuti

Passivo di 2,7 milioni nel 2020: costi lievitati per Covid e assunzioni fatte l’anno prima

PONTEDERA. Il passivo di 2,7 milioni del 2020 da ripianare e un piano industriale con scadenza nel 2023 con cui si conta di non aumentare la tariffa come, in realtà, imporrebbe la legge. Questi gli argomenti dell’assemblea tra i sindaci dei Comuni “serviti” da Geofor e l’amministratore unico della società, Rossano Signorini. Una presentazione informale dei conti, che saranno approvati ufficialmente martedì coi rappresentanti di Retiambiente, e delle scelte per evitare aggravi di costi sui cittadini.

IL PIANO


Le bocche dei presenti all’incontro restano cucite. Ma qualcosa trapela. L’idea è di cedere per una cifra di circa 12 milioni a Retiambiente il ramo d’azienda che Geofor ha acquisito da Geofor patrimonio e che riguarda l’impianto per il trattamento dell’organico i cui lavori, dopo il fallimento dell’azienda appaltatrice e la nuova aggiudicazione, dovrebbero ripartire a breve, salvo ulteriori problemi. In più, è prevista la cessione dei mezzi per la raccolta differenziata col conseguente affitto di una parte di questi e una razionalizzazione della raccolta.

LA NUOVA NORMATIVA

Il pericolo di un aumento della tariffa è stato reale, perché con l’introduzione del decreto Arera, la chiusura del bilancio in rosso ora prevede l’incremento obbligatorio fino a un massimo di oltre il sei per cento della tassa sui rifiuti. Serviva un’operazione alternativa per evitare l’aggravio dei costi per le famiglie in un momento di difficoltà, in cui la pandemia non ha solo provocato grossi problemi di salute al Paese, ma sta creando notevoli difficoltà economiche ad aziende e cittadini.

IL BILANCIO

E proprio l’emergenza sanitaria da Covid è alla base di quel –2,7 milioni di passivo con cui Geofor ha chiuso il bilancio 2020. Soprattutto lo stop alle fabbriche e lo stallo produttivo hanno fatto sì che si producessero meno rifiuti. E questo significa una riduzione del volume d’affari per la società guidata da Signorini. Ma c’è anche la questione delle assunzioni fatte nel 2019 di lavoratori provenienti da aziende che lavoravano in appalto per Geofor. Un’infornata salutata da tutti come una grande vittoria per l’occupazione del territorio. Ma che, fatalmente, ha comportato il passaggio dai 280 dipendenti di fine 2019 agli attuali 726. In termini economici, significa che su un bilancio complessivo di 70 milioni, la metà riguarda le spese di personale.

IMPIANTO E RACCOLTA

In questo scenario, l’orientamento è di utilizzare l’impianto per l’organico per “fare cassa”. Finora sono stati spesi quasi 12 milioni, la stessa cifra che vale la cessione del ramo d’azienda a Retiambiente. Ma nel piano triennale imbastito dalla dirigenza c’è anche l’idea di cedere i 426 mezzi attualmente in carico alla società per poi affittarne una parte (tra i 350 e i 360) con un contratto a lunga scadenza (15 anni), oltre a razionalizzare il servizio della raccolta. Infatti, il ritiro dei sacchetti della spazzatura avviene in larghissima parte durante la mattina con camion e furgoni impegnati contemporaneamente. Per poi, nel pomeriggio rimanere fermi nei piazzali nella maggior parte dei casi.

COSTI DA TAGLIARE

Questi sono costi che vanno tagliati, secondo Geofor. E, quindi, in alcune zone del territorio di competenza della società con sede a Pontedera, ci dovrà essere una riorganizzazione che preveda il passaggio dalle abitazioni per il conferimento dell’immondizia anche nelle ore comprese tra il pranzo e la cena. Ovviamente, senza incidere sulla qualità del servizio ed evitando drastici cali dei livelli che caratterizzano un già fragile decoro urbano.