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Uccisa a 29 anni, Lupino incastrato dal sangue nella bauliera: ecco le intercettazioni

Khrystyna Novak e Francesco Lupino

Delitto di Orentano, un colpo sparato nell'occhio destro al culmine di una lite: «Lei era una brava ragazza, io ero alterato da alcol e cocaina»

CASTELFRANCO. Lo ha ripetuto per due volte di seguito: «Sono stato io, l’ho uccisa io». Una confessione arrivata dopo quasi dieci ore di interrogatorio nella sala delle conferenze della questura attrezzata con l’impianto di videoregistrazione. Un racconto filmato che chiude il caso di Corte Nardi a Orentano, al netto di eventuali sviluppi su possibili complicità nella sparizione del corpo. Sono circa le 18 di giovedì quando Francesco Lupino ammette quello che non poteva più negare. Ha ucciso Khrystyna Novak, 29 anni, ucraina, quando la giovane gli ha rinfacciato di essere stato lui a tradire la fiducia del fidanzato Airam Gonzalez Negrin denunciandolo alla polizia e che tutti lo avrebbero saputo. E nella rabbia di quello sfogo forse la vittima ha commesso un secondo errore innescando la furia omicida dal tatuatore. È successo quando gli ha detto che avrebbe riferito alla compagna dei suoi incontri di sesso con alcune ucraine. A quel punto nella discussione sulla soglia della porta sul retro della villetta di Corte Nardi dove viveva la giovane, è apparsa la Tanfoglio 9x21. Un lampo. Lupino la teneva tra la schiena e la cintura. L’ha afferrata per puntarla al volto di Khrystyna premendo il grilletto. Un colpo solo che ha centrato l’occhio destro, sparato dall’alto verso il basso. Poi ha raccolto e ogiva e bossolo e ha chiuso la porta pulendo chiave e maniglia.

Nella confessione Lupino ambienta il delitto intorno alle 10,30 del 2 novembre. La sera del 31 ottobre avevano arrestato Airam dopo una sua soffiata per una lite nella “ditta” di coltivazione di marijuana. «Lei era una brava ragazza, non c’entrava niente – ha raccontato il 49enne fiorentino –. Se non fossi stato alterato da alcol e cocaina non sarebbe finita così».


Il crollo di Lupino è arrivato nel crescendo delle contestazioni del pm Egidio Celano e del capo della squadra mobile Fabrizio Valerio Nocita. Le celle telefoniche che lo collocano nel percorso che poi porterà al casolare, il telefonino della vittima che per alcuni minuti la mattina del 3 novembre è acceso. Una in particolare lo ha fatto crollare.

«Lunedì abbiamo trovato tracce di sangue nella bauliera della sua Freemont» spiega il vice questore aggiunto Nocita. Dopo aver ricevuto questa informazione, Lupino ha chiesto di sospendere l’interrogatorio e di parlare con il suo avvocato. La ripartenza della videoregistrazione è iniziata con la confessione.

Dopo aver negato per ore di avere a che fare con la morte di Khrystyna, il reo confesso ha messo infila quello che sostiene di aver fatto dopo l’omicidio.

«Sono tornato nella casa il giorno dopo, la mattina del 3 novembre, e con un telo verde ho trascinato il corpo fino a un canale del giardino per un centinaio di metri – è la sua versione –. Poi ho pulito con il mocio il pavimento imbrattato di sangue e gli schizzi hanno sporcato la parete. Allora ho usato acqua e candeggina. Ho fatto tutto da solo».

I sacchi neri sono stati buttati nei campi, il cadavere caricato in auto e portato in un casolare a due, tre km di distanza dove poi è stato trovato il 20 maggio. Una zona conosciuta da Lupino per averci abitato fino al 2019.

«Il telo verde l’ho buttato e ho adagiato Khrystyna a terra coprendola con alcuni rifiuti – ha proseguito –. I due cellulari li ho gettati in un canale che porta sulla Bientinese. La pistola in un corso d’acqua in via Fossanuova a Porcari». Cellulari e arma non sono stati trovati.

Per dimostrare un minimo di credibilità ha fatto ritrovare il bossolo del proiettile assassino in una guaina nella cabina Enel in via delle Fontine. Lo stesso tipo con cui nel luglio 2020 aveva ucciso un cane di Airam e le cui tracce di rame, zinco e piombo sono state recuperate nella breccia del muro provocata del colpo assassino esploso la mattina del 3 novembre.

LE INTERCETTAZIONI

Parlava parecchio Lupino. I poliziotti ascoltavano e annotavano. A futura memoria per quello che poi la confessione consegnerà agli inquirenti.

È il 22 febbraio scorso quando sulla Freemont il futuro omicida reo confesso si rivolge alla compagna Valentina Sivieri e rivela una preoccupazione che con il senno di poi è legittima.

Dice Lupino: «Va studiata per bene questa cosa, basta una minchiata che poi fanno passa’ i guai. Dopo ti devi andare a giustificare... devi trovare cioè la... come si dice... la difesa va costruita adesso eh, cioè se dovesse esserci qualche cosa capito?».

Temeva di aver commesso passi falsi e, in prospettiva, si stava creando un contesto per sviare i sospetti su di lui. In un’altra intercettazione delle 18,18 del 2 novembre 2020 a omicidio commesso, Lupino scrive a un allievo della sua palestra casalinga. Si dovevano vedere per fare attività fisica. Gli manda un messaggio: «Ho un problema da risolvere, dobbiamo fare domani». Il problema per l’accusa è la rimozione del cadavere della 29enne ucraina e tutto quello che è servito per pulire il corridoio sporco di sangue.

Un altro comportamento ambiguo gli investigatori lo colgono tra le 20,38 del primo novembre e le 21,06 del 3 novembre. Lupino cancella tutti i messaggi whatsapp con la compagna e non altri rimasti nella memoria del telefonino. La mattina del 3 novembre altro passaggio chiave per incastrare il 49enne fiorentino. I poliziotti nel tempo sentono un testimone cruciale. È un cliente di Lupino e vuole farsi un tatuaggio. Per la Procura la mattina del 3 novembre il reo confesso prosegue l’attività di rimozione delle tracce di sangue tolte dalle pareti, ma non sparite per la chimica, della villetta dove ha ucciso Khrystyna Novak. Al cliente il tatuaggio lo fa la compagna di Lupino, Lui sparisce dalle 9,30 alle 11,30. Quello che diventerà il futuro teste lo vede trasportare dei sacchi neri grandi da immondizia dalla propria casa verso il luogo in cui aveva parcheggiato la macchina.«Francesco ha fatto avanti e indietro con i sacchi per due o tre volte per quello che ho potuto vedere io» fa mettere a verbale il cliente del tatuatore.

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